La musica non è una cosa seria. Era il 2014 e probabilmente era quello che pensavano i Lo Stato Sociale. Fino ad allora la loro carriera era stata costellata da più di 200 concerti, esibizioni – non solo musicali- all’interno di festival, qualche festa firmata Garrincha Dischi. Ma anche dalla vittoria del premio Buscaglione, della Targa Giovani Mei, dal riconoscimento Siae per il Miglior Giovane Talento dell’anno del 2013. Li si poteva ancora ascoltare gratuitamente qui e lá per lo Stivale o incontrarli in giro per il centro di Bologna o al Labas. Non che non si possa più imbattersi in Lodo o in Bebo sotto i portici, ma ci piace pensare sia diverso il panorama oggi, che cantano dal palco di Rock in Roma. Ora che la musica indipendente passa in radio, in questo momento in cui anche le major si sono accorte di questa implacabile wave. Eppure laddove il panorama cambia, loro continuano a calcare il palco con la stessa semplicità, gioia, lo stesso Impegno (quello con la i maiuscola, che porta ad essere al fianco di operai e vicini ai centri culturali),e di certo una dose di esperienza accumulata.

Per questa ultima affermazione, si faccia riferimento al battesimo avuto a febbraio quando, con Una vita in vacanza, sono arrivati a un passo dal primo posto a Sanremo. E poi sul palco, forse più congeniale, del Primo Maggio – dove Lodo ha condotto al fianco di Ambra Angiolini. Momenti figli della conferma, nell’anno precedente, che questa musica indipendente e assolutamente pop possa riempire gli stadi (in questo caso il Paladozza a Bologna) e perché no, dare vita a successi letterari come il romanzo Il movimento è fermo. Da qui la dimostrazione di non essere soltanto un gruppo per indie lovers ma soprattutto riuscire ad essere scanzonati e mainstream pur affrontando temi sociali come il precariato, l’incertezza del panorama politico e, allargando via via l’orizzonte, fino all’escatologia di una vita frenetica che pone di volta in volta obiettivi sempre più sfidanti. Fanculo (op. cit.)

E venendo al concerto. I regaz tengono il palco e fanno scatenare i quasi 3000 spettatori. I più attenti notano la presenza alla chitarra di Giacomo Gelati di Le altre di B (voce fondamentale per controcanti e cori). Si alternano le ballate ai pezzi a più alti bpm. Non mancano le tracce dei primi album e le versioni 2018 contenute nel Best of. Lodo fa la spola tra la chitarra e il piano, Checco e Carota interpretano magistralmente i loro pezzi, Bebo (oltre a rapire il mio cuore) da il la al novello sposo Albi. I nostalgici apprezzano il karaoke e cercano di stare dietro all’ennesima versione di Sono così indie, i fan più giovani si divertono con il ritmo incalzante di Abbiamo vinto la guerra e applaudono quando sullo schermo appare il ricordo di Federico Aldrovandi, giovane ferrarese deceduto a seguito di un controllo di polizia. Questa è la forza dei Lo Stato, essere leggeri pur veicolano messaggi di responsabilità civile. E per chi volesse godere delle ultime date qui la scaletta.

  • Mi sono rotto il cazzo
  • Buona sfortuna
  • In 2 è amore in 3 una festa
  • C’eravamo tanto sbagliati
  • Socialismo tropicale
  • Fare mattina
  • La musica non è una cosa seria
  • Sono così indie
  • Facile
  • Amarsi male
  • Te per canzone
  • Seggiovia sull’oceano
  • Eri più bella come ipotesi
  • Medley
  • Abbiamo vinto la guerra
  • Io, te e Carlo Marx
  • Niente di speciale
  • Una vita in vacanza