La lite tra Massimo Giletti e Mario Capanna avvenuta domenica scorsa in diretta nel corso de “L’Arena” e di cui vi abbiamo dato conto qui, costerà al conduttore piemontese tra i 10 e i 20 mila euro di multa. A darne comunicazione la stessa Rai martedì scorso, a seguito del vespaio di polemiche innalzatesi per l’intervista piuttosto animata di Giletti all’ex consigliere regionale lombardo.

Il motivo principale per cui verrà commissionata la multa pare proprio essere il passaggio finale dell’intervista quando Giletti scaglia il libro di Capanna a terra. L’ex consigliere lombardo si sarebbe rivolto alla presidente della Rai Anna Maria Tarantola e avrebbe accusato il conduttore di aver compiuto un “gesto dal sapore nazistoide”.

La decisione finale spetterà ai vertici Rai, assieme alla Tarantola deciderà anche il direttore generale Gubitosi d’intesa con il comitato etico.

Da lite trash a caso politico

Come se non bastasse, da semplice lite televisiva, l’intervista movimentata è diventato addirittura un caso politico. Il PD tramite il deputato e segretario della Commissione di Vigilanza Rai Michele Anzaldi ha criticato duramente il comportamento di Giletti durante la diretta di domenica scorsa:

La rissa cui hanno assistito i telespettatori nel pomeriggio domenicale di Rai 1 con il conduttore Massimo Giletti che prende a male parole l’ospite Mario Capanna e lancia per terra il suo libro, corrisponde all’idea di servizio pubblico per famiglie che hanno i vertici Rai? E’ opportuno che il direttore generale chiarisca, visto che il servizio pubblico è pagato con quasi due miliardi di euro dei cittadini. Proporrò all’ufficio di presidenza della Vigilanza di ascoltarlo. La domenica pomeriggio di Raiuno, rete ammiraglia Rai da sempre demandata ad un ruolo di equilibrio adatto alle famiglie, è diventata una arena di nome e di fatto. E’ opportuno che conduttori strapagati si azzuffino con gli ospiti mentre si parla di super-stipendi?.

E a dimostrazione che, quando si tratta di toccare stipendi e vitalizi, alcuni politici facciano squadra, anche Enrico Boemi del Partito Socialista è intervenuto sulla stessa lunghezza d’onda di Anzaldi:

Nel corso della puntata della trasmissione L’Arena il conduttore del programma, Massimo Giletti, si è reso protagonista di un episodio inaccettabile. Dopo aver apostrofato con toni e argomenti accusatori l’On. Capanna, ospite in studio per presentare il suo ultimo libro e per parlare della questione dei vitalizi degli ex parlamentari, e dopo un alterco protrattosi almeno un minuto con accuse sui reciproci guadagni, in cui il conduttore ha usato espressioni di segno gravemente lesivo riferite ad ex parlamentari, Giletti ha concluso il suo intervento scagliando in terra il volume e allontanandosi teatralmente dello studio.

Ma non solo, contattato dal Fatto Quotidiano il senatore socialista ha dichiarato che vorrebbe addirittura intervenire sugli argomenti trattati dal programma:

L’intendimento dell’interrogazione non è di carattere disciplinare, ma di cambiare il modo di informare sui canali del servizio pubblico. Una trasmissione deve svolgere un ruolo di approfondimento serio, senza fare canee. Quanto ai vitalizi, un discorso del genere fatto da Giletti, che sappiamo quanto percepisce, è francamente inaccettabile.

A sostegno di Massimo Giletti però arriva Giorgia Meloni che su Twitter si scaglia contro il PD:

Anche Daniela Santanchè non è da meno e parla di “regime renziano”:

Leggo che ora il Pd vorrebbe decidere conduttori e contenuti delle trasmissioni Rai. La richiesta del deputato Michele Anzaldi di portare Massimo Giletti, reo di aver discusso animatamente con Mario Capanna durante la trasmissione l’Arena – davanti al giurì della commissione di vigilanza è l’ennesimo abuso del regime renziano.

Insomma, il giornalista che ha sempre dichiarato di “non avere padroni (o padrini?) politici” nei prossimi giorni avrà una bella gatta da pelare: strano (o forse no?) che la Rai invece di “proteggere” un suo prodotto interno che ogni domenica macina ascolti record abbia accolto le “richieste” della politica. Va bene il tono eccessivo e il gesto del libro buttato per terra (per il quale subito dopo si è scusato), ma l’interrogazione parlamentare e la multa ci sembrano obiettivamente troppo.