Il Festival del Cinema Europeo di Lecce ha aperto la sua 17° edizione con Asino Vola,  un film- favola in cui Lino Banfi e Maria Grazia Cucinotta doppiano un asino e una gallina, i due compagni saggi e dispettosi (nel caso della gallina) di un bambino con il sogno della musica.

A Lino Banfi, il Festival ha assegnato l’Ulivo d’Oro alla carriera, il primo riconoscimento che l’artista pugliese riceve nella sua terra. A pochi mesi dal suo ottantesimo compleanno, l’attore icona della commedia italiana è inarrestabile e pronto per nuove avventure.

Ci racconta il suo coinvolgimento nell’Asino Vola:

“È nato tutto da Maria Grazia Cucinotta e quando un’amica come lei mi chiede una cosa, non posso che dire Si a scatola chiusa. Maria Grazia non mi spiegò neanche di che film si trattava, non sapevo se fosse un cartone animato o un film di finzione, mi disse solo:  “Lino, vuoi prestare la tua voce per una cosa bella?”. Io le chiesi a cosa serviva e lei mi disse che il ricavato del film sarebbe andato a finanziare dei macchinari per aiutare i bambini con il retinoblastoma.  A quel punto le ho detto:  “faccio tutti gli asini che vuoi”. Sono sicuro che il giorno in cui chiederò a Maria Grazia Cucinotta di aiutarmi in una delle mie campagne per l’Unicef, lei mi darà la sua totale disponibilità.

Sono molto curioso di vederlo questo film, perché deve essere bello vedere un asino e una gallina che parlano. Magari esistessero animali che possono animarsi per un attimo e raccontarci cosa sentono. Io a volte parlo con uno dei miei cagnolini, a modo mio, cerco di comunicargli il mio affetto perché gli animali sentono tutto. Nel piccolo cimitero di cagnolini che ho in campagna vicino Roma ho scritto una frase: “Vi abbiamo amato noi quanto ci avete amato voi?”. Nel film vedrò come sono nei panni di un asino. Sono vent’anni che non mi amo più fisicamente, forse da asino mi amerò un po’ di più”.

Durante la manifestazione ha ricevuto l’Ulivo d’oro alla carriera. Ha ricevuto vari premi alla carriera negli ultimi anni. Che valore ha questo in particolare, visto che è il primo che riceve nella sua Puglia?

“Questo premio ha addirittura un triplice valore per me. Innanzitutto mi viene dato nell’anno in cui compirò 80 anni ed uscirà il libro sulla mia vita, edito da Mondadori. In più, ho creato un mio marchio agroalimentare con cui ho deciso di promuovere i prodotti pugliesi sia in Italia che all’estero. Si chiamerà Bontà Banfi, io ci metterò la faccia, la Puglia le materie prime. Creare questo marchio è stato il mio modo per non essere dimenticato visto che sono cosciente del fatto che gli Italiani hanno la memoria corta e che anche i grandi maestri come Toto’ e De Filippo spesso non sono ricordati come si dovrebbe.  Infine, questo premio alla carriera è un ulivo, simbolo della nostra terra pugliese, dell’olio extra vergine d’oliva che, da purificatore, si porta via tutti i mali che abbiamo dentro”.

Qual è il film o il momento della sua vita che ricorda con più nostalgia?

“Ora che sono nella mia terra, vicino al mare, il ricordo più bello che mi viene alla mente è legato al film Il commissario Lo Gatto che ho girato nella stupenda isola di Favignana, nel mese di giugno. Sono rimasto colpito dalla generosità e dalla nostra bontà meridionale, bisognerebbe dare un premio Nobel sia ai siciliani che ai pugliesi per l’accoglienza che riservano a chiunque visiti il loro territorio. A proposito di Il Commissario Lo Gatto, quando andai a conoscere il nuovo direttore di Raiuno, un giovane di 40 anni nato a Bari, prima mi accolse in maniera formale e seria e mi fece accomodare nel suo ufficio, poi appena chiuse la porta, mi diede del tu e disse in barese: ho visto Il Commissario Lo Gatto cinquanta volte!”.

Com’è cambiata la comicità negli ultimi tempi? So che ha apprezzato particolarmente Zalone.

“È cambiata perché si affacciano nuovi personaggi che fanno ridere in un modo diverso. Checco Zalone rappresenta il cambiamento nel cinema comico italiano. Nessuno sa che lui e Gennaro Nunziante vivono in simbiosi, sono come il nostro albero di ulivo che ha due rami appartenenti allo stesso tronco. Realizzano insieme il soggetto e la sceneggiatura, curano la musica e le canzoni del film e sono molto bravi e preparati dal punto di vista culturale. Ai tempi di Tele Norba, mi segnalarono Checco perché era bravissimo a fare la mia imitazione. Quando ci siamo visti, mi ha abbracciato, mi ha chiamato maestro e poi si è messo a fare la mia imitazione. Ho accettato di fare volentieri quella partecipazione nel film, è stato carino anche quello che Walter Veltroni ha detto a Porta a Porta, che non avrebbero potuto scegliere senatore migliore di me per Quo Vado?. Zalone fa parte della nuova comicità e sono contento di aver aperto la strada alla “pugliesità” tanti anni fa e di aver così permesso che la nuova comicità pugliese, da Checco ben rappresentata, si affermasse”.

Qual è il suo rapporto con il pubblico?

“Con il pubblico non si può più fingere, la gente lo capisce e lo recepisce se nel momento in cui gli dai la mano e la abbracci, la ami. Io amo il mio pubblico e gli sono grato per quello che fa per me. Ho abbracciato letteralmente tre generazioni, tutti mi vogliono bene ed è per questo che mi fermo sempre volentieri a parlare con tutti. Il mio ufficio stampa mi dice spesso che di persone come me , così devote ai fan, non ne ha mai viste e che rischio sempre di perdere aerei e treni fermandomi a fare foto con tutti. Qualche volta ho anche perso treni ma ne ho sempre guadagnato in affetto”.