Nel bel mezzo della Guerra Civile Americana un soldato nordista ferito e sfuggito al nemico si rifugia in un bosco poco distante dal fronte. Lo trova una ragazzina che lo porterà nella grande casa dove vive con un piccolo gruppo di donne, ragazze e bambine. Il soldato, accudito un po’ per pietà cristiana e un po’ per attrazione provata da alcune di loro, instaurerà rapporti ambigui con più di un’abitante della casa. Ma le conseguenze saranno tragiche.

In una metà ottocento d’illuminazione a candela, etichetta e comportamenti affettati Sofia Coppola sviluppa il suo L’Inganno. Presentato quest’anno al Festival di Cannes, uscirà nei cinema il 14 settembre. “Ho pensato, perché non raccontare di nuovo la storia dal punto di vista delle donne? In questo modo L’Inganno sarebbe stato una reinterpretazione”. Ha raccontato la regista e sceneggiatrice che ha preso l’idea dal film omonimo del ’71 con Clint Eastwood, ma stringendo il proprio focus analitico sul romanzo originale di Thomas Cullinan, che tornerà in libreria dal 5 settembre con De Agostini. “La premessa è vincente perché le dinamiche di potere tra uomini e donne sono universali. C’è sempre un mistero tra di loro”. È proprio questa la direzione dove punta l’autrice americana. Lo scarto tra cinema e letteratura viene qui indossato a pennello dal suo lavoro. Le dinamiche relazionali femminili quasi insondabili vengono catturate empaticamente da sguardi furtivi e frasi sfuggenti, mentre il romanzo permette al lettore un approfondimento di coscienza per ogni personaggio. Tanto che lì, ogni capitolo è raccontato in prima persona da una delle donne della casa. Magia e reciproco compendio di due linguaggi a confronto, quindi.

Nicole Kidman veste i panni candidi della direttrice timrata di Dio di questo piccolo collegio reso famiglia per contingenza bellica. “Sono rimasta affascinata da come Sofia ha costruito il look del film”. Ha spiegato. “Aveva idee molto chiare su tutto, inclusi i costumi e gli arredi. E ha dovuto mantenersi all’interno dei parametri di un budget molto ridotto”. Non è una novità per la Coppola la preferenza a girare in ambienti veri, e stavolta l’azzeccatissima location, scenografata impeccabilmente da Anne Ross, è in realtà la Madewood Plantation House, antica casa coloniale in Louisiana vista anche nel videoclip di Beyoncé per il singolo Sorry. In un’ambientazione da favola a tinte fosche, L’Inganno procede come un thriller sfogliando come petali intrighi e complicità ordite alle spalle. Personaggi come mine vaganti custodiscono una sessualità rinchiusa in una casa di campagna, mentre della guerra che divampa a poche miglia solo gli echi lontani dei cannoni. A sconvolgere tutto è il soldato di Colin Farrell. “Le interazioni tra l’uomo e queste donne sono tutte basate sull’etichetta sociale fino a che qualcuno non esce dalla forma accettata. E allora non è più un ambiente emotivamente formale”. Ha esternato l’attore irlandese scelto anche per la sua nazionalità, la stessa del suo militare mercenario e rubacuori. “Non vedevo il mio personaggio come uno molto attento all’etichetta, ma Sofia ha chiesto anche a me di incontrare l’insegnante di buone maniere, e io l’ho fatto.”

Tra una scuola che diventa casa e insegnanti madri i misteri restano spesso chiusi nei cuori. La Coppola li sonda con inquadrature a volte sfocate, con uno sguardo naturalistico quasi incantato su queste donnine vestite come bambole, ma le prepara a flussi di passione che sfoceranno velenosamente in vie distruttive. “La storia è tipicamente del genere Southern Gothic, con le cose che ribollono sotto la superficie fino a che arrivano a un punto massimo e poi esplodono”. Ha osservato Kirsten Dunst, che ha un personaggio da acqua cheta davvero intrigante. “Non è horror, ma sembra ci sia l’horror dentro, con emozioni intense e distruzione, il tutto reso ancora più avvincente perché accade tra donne”. L’unica reduce dal Giardino delle vergini suicide, il primo grande successo della Coppola, sembra presiedere alla riesumazione esattamente capovolta di una storia tutta femminile come quella delle quattro sorelle. “Oltre a lavorare di nuovo con Sofia, la ragione per cui ho voluto partecipare a L’Inganno è stata che in questa storia il potere è delle donne, anche se è ambientata durante la Guerra Civile”. Ha precisato invece Elle Fanning, giovane star in ascesa com’era la Dunst, ora maturata, ma stavolta le vergini suicide sono più vive che mai anche grazie alla sua algida adolescente peccaminosa. Il film tesse insieme sentimento e deformazione del desiderio, repressione sessuale legata all’epoca e isolamento umano dovuto al fronte, profonda osservanza religiosa e lascività dei sensi, epoca storica e relazioni tra i generi, sottomissione all’ordine e infrazione delle regole. Tutte molle tese, schioccate nei giusti tempi e modi dalla regista rendendo il film elegantemente avvincente, romantico e oscuro.