Il secondo giorno della 73° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia continua ad arricchire il concorso di grandi star. La coppia più attesa del grande schermo, Alicia Vikander e Michael Fassbender, seconda solo a Brad ed Angelina, è finalmente sbarcata al lido per presentare il nuovo film di Derek Cianfrance, in concorso al Festival: The Light Between Oceans - La Luce sugli oceani. Dopo Blue Valentine e Come un tuono, Cianfrance ha scelto il romanzo di M.L. Steldman, dal titolo omonimo, per poter nuovamente analizzare le relazioni umane e ciò che succede dietro le porte chiuse (dentro le famiglie, tra le persone che si amano) e come si conservano e gestiscono segreti e dolori. La luce sugli oceani è quella del faro di Janus, alla cui guida c’è Tom, veterano della Grande Guerra, traumatizzato dall’esperienza del conflitto. La luce è anche quella della rinascita per Tom, grazie all’incontro con l’amore della sua vita, Isabel ( Alicia Vikander), una giovane positiva e piena di energie che diventa sua moglie e compagna sull’isola. Il desiderio di famiglia però si placa per i due al doversi confrontare con l’impossibilità di avere figli. Quando sembra che dovranno arrendersi all’idea di dover rimanere in due, una notte tutto cambia. I due trovano una bimba su una barca abbandonata. Il resto del film si concentra sulle conseguenze derivanti dalla decisione presa in quella sera. Se La La Land aveva messo d’accordo pubblico e critica, non si può dire lo stesso per il melodramma di Cianfrance che ha suscitato il giusto e consueto confronto tra chi è rimasto incantato dalla capacità del regista di affrontare temi caldi come il perdono o la maternità e chi non crede che l’abbia fatto come ci si aspettava.

In conferenza stampa si sono presentati i due protagonisti Alicia Vikander e Michael Fassbender, il regista e sceneggiatore Derek Cianfrance e il produttore Jeffrey Clifford.

Derek perché ha scelto di adattare e trasporre questo romanzo?

Dopo il mio ultimo fim, The place beyond the pines - Come un tuono ero stufo di me stesso e delle mie idee e volevo adattare qualcosa. Ho passato un anno leggendo sceneggiature e libri ma non trovavo niente che mi vedessi adatto a dirigere. Poi sono andato ad un meeting alla Dreamworks perché Steven Spielberg è sempre stato un fan di Blue Valentine. Io stesso ho sempre pensato che Blue Valentine fosse una sorta di E.T senza alieno. Sono uscito dall’incontro con una pila di libri, in cima c’era The Light Between the Oceans e ne ho subito visto la potenzialità cinematografica perché in fondo un proiettore al cinema non è altro che un faro che proietta una luce nell’oscurità. Ho letto questo libro che parlava di un guardiano del faro in un’isola sperduta dove lui e la moglie e lui condividevano un segreto.  Durante la mia infanzia in Colorado, fantasticavo sempre su come sarebbe stato vivere su di un’isola con la mia famiglia. Ho immaginato che quando la gente veniva a trovarci, ci potessimo  trasformare in una versione perfetta di famiglia per poi ritornare come eravamo quando se ne fossero andati tutti. Sento che la mia missione come regista sia quella di raccontare storie di famiglie e dei segreti che si condividono all’interno delle case, e più leggevo il libro e più mi coinvolgevo nel testo scritto da Steldman. Mi è sembrato che questo fosse un film che ero nato per dirigere così l’ho ricorso per quasi un anno fino a che non ho ottenuto i diritti a trasporlo.

Michael, sei d’accordo con la decisione che il tuo personaggio prende durante il film?

E’ una situazione difficile quella che i due vivono. Su quest’isola idillica che loro chiamano la loro isola privata, cercano di costruire una famiglia ma ecco che Isabelle purtroppo non riesce a portare a termine due gravidanze e questo isolamento porta il loro rapporto al deterioramento. Non hanno nessuno con cui confidarsi, con cui parlare, neanche un vicino di casa. Quando prendono la decisione che gli cambia la vita, lo fanno in un momento molto particolare, in uno stato emotivo in cui nessuno dovrebbe fare scelte così importanti. Riguardo alla decisione di Tom ed Isabel, se sia giusta o sbagliata, credo si debba essere sinceri con se stessi. Una decisione va presa se si riesce a vivere con le conseguenze che ne derivano. Quando era in guerra, Tom ha promesso che se fosse spravvissuto, non avrebbe mai più fatto male ad un altro essere umano. Per questo quando si rende conto della sofferenza della madre biologica della bambina, capisce che deve intervenire per rimediare perché di fatto sta facendo del male ad un altro essere umano e venendo meno alla sua promessa.

Il film si concentra molto sul contrasto e la scelta tra l’essere veri e fedeli a se stessi ed esserlo con le persone che amiamo.  E’ un tema ricorrente nei suoi film.  

DC: Il mio film è una battaglia tra la verità e l’amore, Tom conosce sempre la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Conoscere questa differenza gli ha permesso di sopravvivere in guerra ed all’inizio del film lui è un sopravvissuto. Credo decida di andare a vivere su quest’isola per lasciare che i giorni passino e che il tempo gli guarisca le ferite di guerra emotive. Poi incontra Isabelle, una giovane che ha da poco sofferto la perdita dei due fratelli in guerra e che nonostante ciò è piena di vita. In un certo senso si può dire che Isabel porta Tom a nuova vita e gli fa battere nuovamente il cuore. In questo film volevo dimostrare cosa accade quando è il cuore a comandare  e non la mente. Quando trovano la bambina, lui capisce di trovarsi nella situazione di poter salvare sua moglie, di poter lenire il suo dolore. I miei personaggi scelgono sempre in base alle loro emozioni ed è pericoloso scegliere con questo criterio. Tom e Isabel non sono buoni o cattivi, sono esseri umani e prendendo decisioni con il cuore, devono accettarne le conseguenze.

Secondo voi chi è veramente madre, chi cresce un figlio o chi lo partorisce? 

AV: Io non sono madre e quindi la più grande sfida per me in questo film è stata proprio questa perché c’è questo desiderio di maternità nella donna che interpreto nel film che è condivisa da molte donne. Ho sempre cercato di usare immaginazione e fantasia per cercare di capire cosa avrebbe fatto il mio personaggio sentendo determinate emozioni. Io non ho ancora avuto un figlio quindi non posso comprendere a pieno il sentimento della protagonista così profondo, il suo dolore nel soffrire di due aborti spontanei.  Di queste storie non si parla troppo ma molte persone possono capire questo sentimento. La maternità è ancora un grande mistero per me e  spesso mi chiedo come sarò un giorno quando avrò un bambino. Mi chiedo, avrò una famiglia un giorno? Con Derek ne abbiamo parlato molto durante le riprese. Mi sono confrontata anche con molte colleghe sul set. Ho cercato di raccontare questa storia con autenticità e di rendere questo personaggio credibile.

DC: Per rispondere alla sua domanda su chi sia la vera madre tra le due nel film, quella che cresce la bambina o quella che l’ha data alla luce, credo che in questo caso la risposta sia entrambe. Sono entrambe grandi madri. Il film medita proprio su cosa significhi essere genitore e cosa accade quando un figlio lo perdi a causa di una tragedia come in questo caso o si allontana semplicemente da te.

Che cosa possiamo imparare da questo film secondo voi? 

MF: Se c’è una cosa da imparare è la questione del perdono. Frank chiede ad Hannah ( Rachel Weisz), di imparare a perdonare e lasciare andare. Ci sono tanti elementi nel film ma questo del perdono è il più importante. Quando vediamo Lucy alla fine del film, lei è in salute, un’adulta positiva e ottimista, ha superato tutto e questo è un altro aspetto incredibile della natura umana. Possiamo superare qualsiasi cosa ,possiamo adattarci e rimanere positivi rispetto alla vita.