Quando ho saputo che Tom Hooper,  regista del pluripremiato Il discorso del re sarebbe stato alle prese con l’adattamento cinematografico del successo teatrale de Les Misérables di Schoenberg, il musical visto da più di 60 milioni di persone in tutto il mondo, ho avuto non pochi dubbi sulla riuscita della produzione. Ero sicura che la regia sarebbe stata all’ltezza dell’impresa, ma la parola musical mi trasmetteva ansia. Non adoro particolarmente il genere tradotto sul grande schermo e temevo molto la delusione. Ho dovuto ricredermi: Les Misérables è eccezionale e non solo può vantare una regia da Oscar, ma un cast e delle musiche di altissimo livello.

Un musical sui generis dove, anzichè dare importanza alla vocalità perfetta, all’esecuzione sistemata a puntino delle canzoni cantate in playback sulla scena, si è preferito preparare gli attori con intere settimane di prove, per poi registrare in presa diretta le loro performance dando importanza in primis alle emozioni e  all’intensità del loro ruolo.

Cito non casualmente per prima Anne Hathaway che ha superato se stessa nell’interpretazione del suo personaggio, Fantine, in I Dreamed a Dream. Libretto eseguito con particolare intensità, con una spontaneità e una capacità di emozionare davvero straordinaria. Bravo come sempre Russell Crowe, grande interprete e, soprattutto nella prima parte del film, l’australiano Hugh Jackman (già visto sul grande schermo con X-Man nel ruolo di Wolverine,  salito alla ribalta con The prestige di Nolan), quando nei panni di Jean Valjean recita la sua “What have I done? Sweet Jesus, what have I done?”

La teatralità del set paga un grosso tributo al musical: i colori, i tessuti degli abiti, la cura dei dettagli in ogni singola scena contribuisce a quel magico realismo che molto difficilmente un set cinematografico riesce a rendere. Particolarmente studiata è la location dove avviene il completo degrado fisico e psicologico di Fantine che ha occupato la produzione per ben 8 settimane.

Un solo suggerimento è dovuto: è consigliabile aver letto in precedenza il racconto originale di Victor Hugo per gustare maggiormente la pellicola che, nonostante duri più di 2 ore e mezza, talvolta tralascia dei dettagli non indifferenti.

La trama in breve: nella Francia del XIX° secolo, Jean Valjean, un umile uomo, ruba un tozzo di pane per dare da mangiare alla sorella e viene arrestato e messo in prigione. Una volta uscito di galera, l’uomo cerca di lasciarsi alle spalle il passato e riesce anche a fare strada così da decidere di prendersi cura di una povera orfanella. Il film sarà nelle sale italiane il prossimo 31 gennaio.