“Les adieux à la Reine”, il film ha aperto la 62° edizione del Festival del Cinema di Berlino ha convinto sia per la regia, di Benoit Jacquot, che per l’interpretazione delle due protagoniste, Diane Kruger, Maria Antonietta, e Léa Seydoux, Sidonie Laborde, incantevole nella sua fisicità e nell’intensità della sua recitazione.

Il film regala una prospettiva inedita sulla Parigi del 1789, in piena rivoluzione, dallo sguardo di un personaggio apparentemente secondario degli eventi storici.Sidonie Laborde è ancella e lettrice della Regina, dalla quale riceve un trattamento di favore e una custodia particolare che la fa sentire al sicuro e immune da quello che sta succedendo fuori dall’augusta corte.

Ma la presa della Bastiglia irrompe nella tranquillità del palazzo e Sidonie, nell’innocenza della sua adolescenza, tenta di cogliere l’occasione e entrare nelle grazie della Regina, che, trovandosi ad affrontare la fuga dal palazzo, le chiederà un grosso favore per capire il livello della sua devozione.

Non un’analisi storica né comportamentale, ma il racconto della crescita umana e personale di due donne che si trovano nella medesima condizione di solitudine e insicurezza, dettata dal brusco cambiamento di una realtà che entrambe pensavano immutabile.

Benoit Jacquot ha creato un’opera al femminile, delicata e passionale, sfuggendo con perizia dl confronto con il capolavoro della Coppola, con l’unico neo, forse, di non essere riuscito a valorizzare tutte le potenzialità della storia che vuole raccontare.