Una vita di eccessi e sregolatezze, una scalata sociale che inizia in una catena di parrucchieri, tocca le stelle con l’attività di manager e talent scout, per poi precipitare alle stalle o meglio, in un carcere.

Lele Mora torna a raccontarsi in un libro “La mia verità”: i 407 giorni di reclusione che gli hanno cambiato l’esistenza, fatto perdere tutte le sue certezze, la dignità insieme a tutti i suoi averi:  “Non ho più niente. Mi hanno sequestrato tutto, vivo con i miei figli, non posso lavorare. Sto curandomi perché avevo una forte depressione”.

Sulla vita in carcere, esperienza durissima, intervistato da Corrado Formigli a Piazza Pulita, Mora ha afferma:  “È vero non c’erano i vetri e mettevo la plastica, guardi le mie mani mi è venuta l’artrite deformante. I vetri non li mettono in certi posti, soprattutto in isolamento, li tolgono per evitare che le persone possano causarsi delle lesioni”.

Il racconto de “La mia verità” prosegue così, descrivendo come ha affrontato la terribile esperienza della vita dietro le sbarre, pagando il suo conto con la giustizia, soffrendo e facendo soffrire le persone che lo amano.

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