Lele Mora, manager ed ex-talent scout, ne ha vissute tante: i procedimenti giudiziari, le  inchieste di grande impatto mediatico, le  condanne per droga, evasione fiscale e bancarotta fraudolenta. Un brutto periodo durato tanto, troppo. Un percorso che lo ha portato a fare delle scelte, a capire cosa fosse giusto per sé.

In esclusiva per Leonardo.it, in occasione della Cena di Natale organizzata da Don Mazzi e dalla sua Fondazione Exodus, Mora racconta della sua nuova vita: “Lele Mora oggi non c’è più, adesso c’è Gabriele Mora. Sono tornato alle origini, mia mamma mi chiamava così, per lasciare il passato indietro, non per cancellarlo, perché non bisogna mai cancellare, bisogna ricordare tutto, anche gli errori commessi“.

Parla del grande aiuto che ha trovato in Don Mazzi, un vero amico che conosce da vent’anni, un supporto costante in questo percorso di cambiamento, confessa il suo più grande rimpianto, quello di aver sottratto tanto, troppo, tempo ai suoi figli per darlo a gente che non lo meritava e una considerazione sui locali moderni: non metterà più piede in una discoteca di quelle frequentate in passato, luoghi di perversione e perdizione.

Infine un suo pensiero sull’attuale stato della nostra società: “Ci dovrebbe essere un po’ più di educazione politica: oggi trovo un mondo politico che è solo capace di prendere e portare via, e dare poco al popolo che ha fame, al popolo che è povero e che ha bisogno…” E’ proprio ai politici che Lele lancia a nome degli italiani un appello: “Date, visto che chiedete tanto, alla gente che lavora, quello che si merita“.

Anche Don Mazzi parla della crisi che ha colpito l’Italia, della necessità di concentrare le nostre forze sui veri valori per poter superare questo momento buio. Affronta il tema della droga, il nuovo divertimento di ragazzini annoiati e trascurati dai genitori. E’ a loro che il parroco vuole dedicare il progetto del 2013: la costruzione di tre grossi centri sportivi, in Lombardia, nel Lazio e in Calabria. Opere che possono realizzarsi grazie alla generosità degli italiani che, nonostante tutto, continuano a fare beneficenza.