Lego nega ad Ai Weiwei, il più famoso artista dissidente della Cina, una considerevole fornitura di mattoncini, richiesti dall’artista per completare l’installazione che dovrebbe esporre alla National Gallery of Victoria, in Australia.

A denunciare il gran rifiuto dell’azienda danese è stato lo stesso Ai Weiwei su Instagram, qualche giorno fa, ricevendo in tutta risposta ingenti donazioni dei famosi mattoncini da parte di privati che hanno così voluto mostrare la propria solidarietà e sostenere il suo operato anche tramite l’hashtag #legosforweiwei. Grazie alla mobilitazione del web, Ai Weiwei potrà così portare a termine la serie di ritratti di attivisti australiani realizzati con i Lego per la mostra “Andy Warhol/Ai Weiwei” in programma a Melbourne. “Ero praticamente spacciato”, ha confessato l’artista in conferenza stampa, “anche perché si trattava di un lavoro piuttosto importante, ma internet è un po’ come una chiesa moderna, uno confessa al prete i suoi problemi e la comunità se ne fa carico e trova anche la soluzione”.

Non tutto è bene quel che finisce bene però, perché nonostante le motivazioni ufficiali forniti dalla Lego (“il gruppo si astiene dal prendere parte attivamente o appoggiare l’uso del marchio Lego in progetti o contesti legati all’agenda politica”) l’artista ha definito tale decisione un atto di censura e di discriminazione, acusando l’azienda di aver agito dietro motivi di interesse industriale: “Il 21 ottobre una società britannica ha annunciato che aprirà un parco Legoland a Shanghai, nel quadro dell’era aurea delle relazioni tra Londra e Pechino” ha scritto sul proprio account Instagram Ai Weiwei. In effetti, con tutta probabilità, la seconda economia del mondo si sarebbe piuttosto risentita se la Lego avesse appoggiato apertamente un personaggio tanto scomodo. Ed in ballo non c’è solo un nuovo parco divertimenti, bensì l’enorme prospettiva di crescita che Lego vede nel mercato asiatico e l’investimento di diversi milioni di dollari che l’azienda ha sostenuto per la creazione di una fabbrica da 2 mila operai a Jiaxing, nello Zhejiang, in costruzione dal 2014 e presumibilmente operativa dal 2017.

A dare perso alle supposizioni dell’artista, il precedente accordo tra Ai Weiwei e la Lego per un progetto analogo, che prevedeva la realizzazione dei volti di 175 prigionieri di coscienza esposti ad Alcatraz.