Ogni epoca ha i suo incubi cinematografici e le sue icone horror. A partire dal fu vampiro di Mornau passando per gli zombi di Romero, la cosa di Carpenter, il lupo mannaro di Landis o la bambina indemoniata di Friedkin, se il pagliaccio di IT sta per tornare in una nuova veste intanto esce il 14 settembre, anteprima mondiale in Italia, il nuovo capitolo della chilometrica saga di Non aprite quella porta. Si, in America sarà in sala solo da ottobre. Leatherface è l’ultimo lavoro di Tobe Hooper, scomparso il 26 agosto, che qui ne firma il soggetto figurando anche tra i produttori esecutivi. Campagna texana del 1955. Ci viene presentata la famigliola deviata e sanguinaria di un bambino titubante nell’uccidere come gli viene richiesto. Dieci anni dopo, per la vendetta di uno sceriffo consumato da rabbia e dolore, dall’ospedale psichiatrico dov’era stato rinchiuso quel bambino insieme agli altri minori della famiglia, scappano quattro ragazzi internati, tenendo come ostaggio una candida infermiera. Inizierà la caccia all’uomo dello sceriffo Hartman sulle tracce di una scia di sangue inequivocabile. Quale sarà dei quattro pazzi in libertà il futuro Faccia di cuoio?

Attesissimo dal popolo dell’horror, e accompagnato da un filo di malinconia per la dipartita di Hooper, il tanto agognato prequel è infarcito di citazioni dell’originale del ’74, senza disdegnare intorcinati collegamenti fuori e dentro il film, con il remake del 2003 ma riscrivendo da zero la narrazione del successivo prequel Non aprite quella porta – L’inizio, del 2006. Una citazione contorta su tutte. Vi ricordate l’urlante sergente Hartman del Full Metal Jacket firmato Kubrick? Lo stesso attore, R. Lee Ermey, impersonava anche lo sceriffo cannibale nel nuovo Non aprite quella porta targato terzo millennio. In Leatherface, invece, Stephen Dorff indossa i panni di uno sceriffo con quello stesso cognome kubrickiano.

La nuova scorribanda per arrivare alla sega elettrica gronda sangue, efferatezze splatter e per non farsi mancar nulla, un pizzico di rivoltante necrofilia. Come in ogni saga del genere, le emozioni forti sono più importanti di qualsiasi coerenza narrativa tra un capitolo e l’altro. Disparità impensabili in altri blockbuster. Forse perché il popolo nerd e giovanile al quale ci si rivolge adora lo scambio d’idee, la caccia al dettaglio come un tesoro, la dissezione di una storia come le vittime dei loro film preferiti e la ricomposizione in un sempre scombinato puzzle narrativo dei vari capitoli. Scombinato come il mix di pelli umane che compongono la maschera del nostro assassino di campagna. In questi infiniti collegamenti tutti da scoprire certe saghe horror risultano per un macabro paradosso molto sociali di tanti rispettabili franchise. Resta sempre la funzione, condivisibile o meno, di pozzi d’industria culturale celebrativi con lo scopo d’intrattenere impressionando, ma con la secondaria funzione di esorcizzare pulsioni e paure ataviche di morte e distruzione tipiche adolescenziali. Sulla coerenza di questo ultimo film la trasformazione del protagonista non è del tutto giustificata, e alcuni passaggi appaiono forzati a discapito di una drammaticità nella sceneggiatura che poteva essere scritta meglio e meno segnata con l’accetta.

Grossa novità sta in un deviato girlpower che vede spiccare tre figure femminili . La madre matrona di Jad/Faccia di cuoio come deus ex machina custode di misteriose tradizioni omicide, una degli evasi per la follia violenta e incontrollabile, e infine l’infermierina, angelo insanguinato che vorrebbe guarire dal male tutti questi birbaccioni armati di lame e pallottole. Perciò spazio anche alle nerd più appassionate del genere. Tornando alle disparità narrative tra i vari capitoli, il piccolo Faccia di cuoio viene instradato da una famiglia di maniaci assassini fin dalla prima scena, compreso il nonno martellatore di crani. Vere origini sarebbero stati i fatti per spiegare i perché di una famigliola così deviata. Invece abbiamo “soltanto” la genesi di un mostro dalle ambizioni sartoriali in pelle umana. Nulla di fantozziano, ahinoi. E chissà se un giorno uscirà un prequel del prequel che ci narrerà anche dell’inizio attività di madre e nonnino snaturati.