Ci sono comicità che sanno parlare direttamente all’anima e altre che parlano all’anima de li m[..]. Ok, abbiamo provato a fare una battuta, ma il risultato è certamente misero, tanto più se si cerca di imitare la comicità tutta scritta e tutta social del classe ‘73 Federico Palmaroli.

Federico Palmaroli

Ma chi è Federico Palmaroli? Ebbene, se fino a qualche tempo fa nessuno – o quasi – conosceva il suo nome, altrettanto non si può dire della pagina Facebook da lui creata un anno fa circa, e da allora fra le più visitate quotidianamente sul social di Zuckerberg. Parliamo, ovviamente, de Le più belle frasi di Osho, che propone foto del santone Osho Rajneesh – mistico e maestro spirituale indiano che acquisì un certo seguito internazionale fra gli anni ’70 e ’80 – corredate da divertenti frasi in dialetto romano, che si rifanno a un tipo di comicità e di “romanità” parte dell’infanzia di tanti romani (specie gli over 35) e che sempre più, oggi, è difficile ritrovare.

Un successo che adesso culmina con la pubblicazione di un libro omonimo, Le più belle frasi di Osho, edito da Magic Press (la copertina nell’immagine di apertura) e disponibile dal 7 aprile nelle librerie di varia Feltrinelli e Mondadori e, online, su Amazon, al costo di € 14,00.

Il libro, sintetico e immediato, ripropone il meglio di quanto pubblicato sulla pagina Facebook arricchendo, però, le “vignette” con un inaspettato quando efficacissimo parallelismo fra i reali dogmi di Osho e le irriverenti battute di Federico, riuscendo così a far ridere il lettore ancor più – se possibile – di quanto non abbia già saputo fare sui social.

Il libro ha già ricevuto il plauso e il riconoscimento di Vip come Camila Raznovich e Vinicio Marchioni, oltre alla prefazione a cura del comico romano Neri Marcorè: “Attraverso la figura di Osho, avvalendosi dell’ironia più affilata e irriverente dello spirito romanesco, Federico si assume il compito di proporci giorno dopo giorno un principio di saggezza che trae linfa dalle radici popolari e partendo dalla pancia parla alla testa, chiudendo il cerchio della conoscenza in una sorta di iperbole miracolosa.”

Le più belle frasi di Osho

Le più belle frasi di Osho

In previsione della pubblicazione del suo libro, abbiamo scambiato due battute con Federico, per conoscere meglio come è nato il suo progetto comico virale e come si è evoluto nel tempo.

Come nasce l’idea de Le più belle frasi di Osho?

Nasce da un accentuato spirito di osservazione per le frasi di uso comune (da cui nessuno di noi è immune) e dalla loro attribuzione a chi, per il ruolo che riveste, sembra elevarsi dal comune sentire e parlare… e questa è la dinamo che porta alla risata.

Come funziona la tua comicità e su cosa fa leva?

Consiste nella ricerca di stereotipi popolari che sfuggono alla comicità classica, ma che sono immediatamente riconoscibili proprio perché ognuno di noi ne è pervaso… chiunque, senza distinzione di classe, si riconosce nella maggior parte di quelle frasi.

Chi era davvero Osho?

Un maestro, una guida, un personaggio controverso, un uomo prima di tutto, ma vi assicuro che ci sono aspetti del suo pensiero che sarebbe utile conoscere.

Come sei passato da Facebook all’idea di un libro?

A volte sembra sia un percorso obbligato… e proprio per questo non volevo limitarmi alla raccolta delle vignette pubblicate. Credo non sarebbe stato giusto chiedere di comprare qualcosa che fosse semplicemente una copia su carta della pagina Facebook.

Cosa contiene e com’è strutturato il libro? Ci saranno frasi inedite?

Il libro è fatto di due anime. Bisognerà leggerlo con ordine, senza sfogliarlo frettolosamente. Su ogni pagina di destra ci sarà un reale pensiero di Osho, che sarà seguito in calce da un mio intervento che introduce alla vignetta che segue nella pagina di sinistra, dove il pensiero profondo sarà arricchito o parodizzato. Sembra difficile detta così, ma poi, una volta che si avrà il libro in mano, verrà tutto naturale. Ho comunque scritto una guida alla lettura per ottenere una maggiore efficacia comica del contenuto.

Qual è il tuo rapporto col dialetto romano?

Beh, è il mio dialetto… ma non ho voluto calcarlo fino agli eccessi di un Belli o di un Trilussa, altrimenti neanche per i romani la lettura sarebbe stata così fluida e immediata, che è poi il segreto del successo di una battuta scritta.

Pensi che, se non avessi scritto in romanesco, il successo sarebbe stato lo stesso?

Credo che il romanesco sia in assoluto il dialetto che venga percepito come il più comico anche fuori dal Raccordo. Ed è comunque un dialetto che si comprende, al di là di qualche parola troncata. In questo credo sia stata determinante la cinematografia legata alla comicità romana.

Il resto d’Italia ti segue o il dialetto ti ha “relegato” a una sola città?

Assolutamente. La pagina ha avuto diffusione in tutta Italia, soprattutto nelle regioni in cui il romanesco risulta più simpatico. So che è seguitissima in Piemonte, in Lombardia, in Toscana, nelle Marche, per citare le regioni che gli Insights di Facebook mi danno come più coperte dai post.

Fra i tuoi fan c’è Neri Marcorè, che ha anche scritto la prefazione del tuo libro. Che rapporto vi lega?

Un rapporto nato semplicemente attraverso quello che ho fatto, in una inversione di ruoli che ha visto un mostro sacro della comicità come Neri appassionarsi alle creazioni di uno che è sempre stato un suo “fan” e che ora lo stima molto anche come persona. Non è ruffianeria, ma vi porto una testimonianza reale di come alcuni uomini, nonostante una genialità riconosciuta loro, possano comunque rimanere umili.

Hai creato altre pagine simili in precedenza o ci sono progetti futuri?

No no, questa è la prima pagina che creo, tutto quello che ho fatto in precedenza l’ho sempre confinato all’interno del mio profilo personale, salvo poi trovarlo in giro per il web grazie alle condivisioni dei miei contatti. Progetti futuri non so… a me sembra ogni giorno di camminare già nel futuro.