Tra i tanti compiti del cinema – anche a causa della peculiare natura del mezzo, che essenzialmente è registrazione audiovisiva – c’è quello della conservazione della memoria storica di eventi dimenticati o seppelliti volontariamente dal Potere.

Le due vie del destino – The Railway Man è un film che si fa promotore di questa istanza, facendo riemergere una delle storie più terribili del post-Seconda Guerra Mondiale.

Tratta dall’omonimo libro autobiografico di Eric Lomax, la pellicola diretta da Jonathan Teplitzky è incentrata sulla costruzione della famigerata Ferrovia della morte, il tratto ferroviario che collega Thailandia e Birmania costruito dai giapponesi dopo la resa di Singapore da parte dell’esercito inglese.

Insieme ai locali, fatti schiavi dall’esercito nipponico, anche 6mila soldati britannici vennero destinati all’opera mastodontica, portata avanti con condizioni di lavoro inumane.

Il film vede il protagonista, proprio lo stesso Lomax (interpretato da Colin Firth), incontrare negli anni ’80 la futura moglie Patti (Nicole Kidman), conosciuta casualmente su un treno. Dopo la prima notte di nozze emergeranno i traumi psicologici dell’uomo, vittima di abusi e torture durante la guerra.

Solo attraverso il confronto con uno dei suoi carcerieri, rintracciato fortunosamente, Eric riuscirà a superare gli eventi del passato.

Foto: ufficio stampa