Ci ha lasciato a 74 anni Laura Antonelli, una delle attrici italiane più conosciute e apprezzate durante gli anni ’70, tanto da essere diventata un’icona di bellezza e sensualità, ma anche una delle più sfortunate del panorama cinematografico italiano.

La Antonelli viveva da tempo da sola a Ladispoli: proprio nella sua abitazione in provincia di Roma è stata trovata senza vita; l’ultima a vederla era stata la badante lo scorso venerdì. Nata a Pola – attualmente in Croazia – il 28 novembre del 1941, è stata una delle “bellissime quattro”, gruppo di attrici di comprovata avvenenza provenienti proprio dai territori istriani che comprendeva anche Alida Valli, Sylva Koscina e Femi Benussi.

L’interprete di tanti film dall’erotismo soft aveva studiato a Napoli per poi trasferirsi a Roma, dove aveva cominciato a farsi conoscere nell’ambiente come interprete di Caroselli per la Coca Cola e attrice di fotoromanzi. Dopo alcuni piccoli ruoli la prima parte importante le viene assegnata a 28 anni, nel 1969, dal regista Massimo Dallamano, che la vuole come protagonista della pellicola Venere in pelliccia, ispirata al romanzo omonimo di Leopold von Sacher-Masoch. Bloccato dalla censura, il film uscirà solo sei anni dopo con un altro titolo, Le malizie di Venere.

È l’inizio esemplare di una carriera in cui si susseguono ruoli in film come Il merlo maschio, con Lando Buzzanca, Malizia (per il quale ottenne un Nastro d’argento come migliore attrice e un Globo d’oro come migliore rivelazione), Sessomatto di Dino Risi, Divina creatura.

Il cachet comincia a lievitare, anche grazie al grande successo presso il grande pubblico, che ne apprezza la delicata bellezza e iniziano le prime collaborazioni con grandi registi del cinema d’autore: Claude Chabrol la vuole in Trappola per un lupo, Luchino Visconti in L’innocente, Ettore Scola in Passione d’amore. Gli anni ’80 sono meno generosi, e l’attrice rimane ingabbiata in commedie più o meno sexy, a volte anche di un certo interesse come Grandi magazzini, Sesso e volentieri di Risi o La gabbia di Giuseppe Patroni Griffi.

Nel 1991 inizia il calvario giudiziario, dopo che nella sua villa di Cerveteri vengono rinvenuti 36 grammi di cocaina. La prima condanna è di tre anni e sei mesi di carcere per spaccio di stupefacenti. Nel 2000 la Corte d’appello la prosciogliere dalle accuse formulate, essendo cambiata la legislazione a riguardo.

È sempre del 1991 la realizzazione di Malizia 2000, seguito del film che l’aveva lanciata, che però non ottiene il successo sperato. Durante le riprese Laura Antonelli si sottopone a un intervento estetico che la lascia deturpata in viso: il lungo processo giudiziario le procura stress e disturbi mentali, tanto da dover essere ricoverata più volte presso un centro d’igiene.

La sfortunata attrice avrebbe chiuso definitivamente con il mondo dello spettacolo abbandonata da tutti coloro che un tempo l’avevano innalzata a vera e propria divinità di celluloide: una fine mediatica indegna, cui purtroppo oggi si accompagna anche un epilogo terreno altrettanto triste.