Grazie al ruolo di Ave Battiston nell’amata serie-tv Un medico in famiglia, Emanuela Grimalda è entrata nelle case e nei cuori del pubblico italiano. Tra gli impegni di cinema (Uomo d’acqua dolce, Vacanze di Natale 2000, Febbre da cavallo – La mandrakata, La bellezza del somaro) e di teatro (uno degli ultimi lavori sul palcoscenico è stato Vanya e Sonia e Masha e Spike di Christopher Durang, con Chiara Noschese), l’attrice triestina torna in prima serata su Rai Uno, il 20 e il 21 gennaio 2015, con la mini serie L’angelo di Sararjevo, accanto a Beppe Fiorello.

La storia, tratta dal romanzo autobiografico “Non chiedere perché” del giornalista Franco Di Mare, ha come protagonista Marco De Luca, giornalista affermato e inviato del tg a Sarajevo durante la guerra della ex Jugoslavia. Nell’estate del 1992, un orfanotrofio viene bombardato e il giornalista, corso sul posto con il suo cameraman per il servizio, rimane colpito da un’unica bimba bruna in una camerata di piccole teste bionde e decide di portarla con sé in Italia nonostante le mille difficoltà.

Nella fiction lei interpreta la signora Giovannelli, presidente dell’associazione umanitaria che si occupa di adozioni internazionali di bambini in zone di difficoltà.

Emanuela Grimalda: Si, è la persona che aiuta concretamente il protagonista a salvare la bimba portandola dalla Bosnia in Italia. Sembra un ruolo piccolo ma è allo stesso tempo drammaturgicamente importante, il mio personaggio è un po’ il deus ex machina della vicenda. All’inizio la cooperatrice è diffidente verso il giornalista, teme si tratti del superficiale capriccio di un momento, ma scopre poi un interesse concreto, una voglia profonda di paternità.

La signora Giovannelli non è altro che Mariapia Fanfani, moglie dello storico leader della Democrazia Cristiana Amintore, partigiana, scrittrice e fotografa italiana. Come si è preparata a entrare in questo ruolo?

Ho letto tutto il possibile su questa donna che ha dedicato la vita a tessere rapporti internazionali per realizzare opere umanitarie e di solidarietà. Una donna pragmatica e autorevole, dolce ma senza fronzoli, perché in guerra e in situazioni di disagio non c’è tempo per il sentimentalismo. Per esigenze di copione abbiamo un po’ ringiovanito la Fanfani rispetto alla sua età nel 1992, ma del resto fare un’imitazione veritiera non ha senso in questo contesto, con una storia che ha dell’incredibile e allo stesso tempo tante situazioni di sofferenza. Del resto nemmeno Beppe Fiorello somiglia a Franco Di Mare!

L’angelo di Sarajevo tocca dei temi sempre attuali, dalla guerra alle adozioni internazionali.

Sì, questo è un progetto straordinario, sia dal punto di vista dei contenuti che della realizzazione, ed è questo, più che l’importanza del ruolo, che conta per me quando scelgo un lavoro. Del resto, accanto al regista Enzo Monteleone, sono coinvolti anche altri grandi professionisti del cinema italiano, da Cecilia Zanuso (vincitrice di tre David di Donatello al Migliore montatore), i compositori genovesi Pivio e Aldo De Scalzi (vincitori di David, Globo d’Oro e Nastro d’Argento per la colonna sonora di Song’e Napule) e Stefano Falivene (Italian Golden Globe 2014).

Il pubblico è spesso abituato a vederla in ruoli comici.

Questo è vero, ma in realtà si tratta più di situazioni tragicomiche, con diverse sfumature. La recitazione è, infatti, come la vita, un po’ si ride e un po’ si piange, una stessa giornata può contenere situazioni diverse ed è con questa mescolanza di sensazioni che mi piace misurarmi. Il tragicomico, del resto, è il fondamento della commedia italiana degli anni Cinquanta e Sessanta, in cui un attore come Nino Manfredi può davvero far ridere e piangere allo stesso tempo.

Ieri in teatro, oggi in tv e domani? Cosa aspettarci da un’attrice tanto versatile?

Versatile è effettivamente l’aggettivo giusto. Il mio sogno, il mio desiderio, è sempre stato quello di fare dell’attrice il mio mestiere, una professione. Per conquistarlo ho fatto davvero di tutto, dal teatro, mio grande amore e fondamento per la tecnica di ogni attore che si rispetti, al cabaret, con cui mi sono fatta le ossa e mi sono messa a confronto diretto con il pubblico. Quando a 32 anni arrivai a Roma e mi dissero che ero troppo vecchia per avere successo sapevo che era vero, ma anche che – se era vero per il 90% dei casi – io avrei fatto parte del restante 10%. Non ho mai aspettato vicino al telefono le chiamate, ho cercato di ritagliarmi i miei spazi e di partecipare attivamente. Tra i prossimi progetti, infatti, ci sono sia Grand Hotel, serie targata Raiuno in onda in primavera, ambientata all’inizio del Novecento, sia una produzione teatrale che ho fortemente voluto. Si tratta de Le difettose, tratto dal successo editoriale di Eleonora Mazzoni (Einaudi) del quale ho acquistato i diritti. Con la regia di Serena Sinigaglia porterò in scena il tema della maternità e della fecondazione assistita interpretando 7 personaggi diversi e tragicomici, tra uomini e donne.