In un recente ed interessante dibattito su La7 il giudice Gratteri, in prima linea nella lotta contro la ‘ndrangheta calabrese, i cui gangli sono radicati in più parti del Paese, ha evidenziato la contraddittorietà delle singole normative in materia penale nella Comunità Europea.

Combattere le organizzazioni criminali che, oltre alla specifica organizzazione di tipo paramilitare di cui sono dotate, si avvalgono delle possibilità di circolare liberamente in Europa avvalendosi di una moneta unica e, per di più, delle normative – spesso garantistiche – dei singoli stati, significa non poter agire, anche tramite Interpol, con mezzi e modalità previsti nella nostra legislazione penale, in quanto tali mezzi sono ritenuti inammissibili o contrastanti con regole e norme comunitarie.

Ogni stato europeo è, infatti, estremamente geloso delle proprie prerogative ed impedisce od ostacola, in più casi, l’accesso a conti bancari, alle intercettazioni telefoniche, al prelievo e la cattura in determinate ore di chi si sia reso responsabile anche di rilevanti responsabilità penali (leggi: spaccio di droghe o riciclaggio di danaro sporco).

L’unificazione e la chiarezza di una normativa comunitaria in materia è essenziale per tutte le operazioni di prevenzione eo di repressione delle forze dell’ordine a tutela dei diritti e sicurezza dei cittadini.

Occorrerà secondo il dr. Gratteri che l’Europa si dia una “mossa” in materia di unificazione delle singole procedure penali, modificando i rispettivi codici e pervenendo, così come l’Euro, ad un unico sistema, adottando norme comuni che non lascino aditi a contrasti, perdite di tempo, ricorsi burocratici, nulla osta, visti etc. in un settore particolarmente  delicato e di essenziale interesse alla tranquillità ed alla sicurezza dei cittadini europei.