Dopo Belluscone – Una storia siciliana di Franco Maresco e Pasolini di Abel Ferrara, alla Mostra del cinema di Venezia c’è ancora spazio per un film italiano che racconti di fatti sepolti nella memoria collettiva.

La trattativa, l’ultimo film di Sabina Guzzanti, un po’ come l’opera di Maresco è destinato a far discutere, sopratutto politicanti e simili e sopratutto in modo preventivo e molto poco informato.

Come si può infatti facilmente arguire dal titolo, la regista-comica della famiglia Guzzanti ha realizzato un’operazione, a metà tra il documentario d’inchiesta, di montaggio e la ricostruzione finzionale, incentrata sulla complessa questione dei rapporti tra Stato e Mafia.

L’autrice del film ha difeso in anticipo dalle critiche la sua creatura descrivendola come “inattaccabile” dal punto di vista della documentazione e dei fatti esposti, anche se siamo sicuri che le polemiche non tarderanno ad arrivare. Sulla scia di Viva Zapatero e Draquila, infatti, anche questa volta c’è Silvio Berlusconi tra gli obiettivi dell’invettiva guzzantiana, ma non mancano sciabolate anche per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Come prevedibile la gestazione della pellicola è stata molto lunga e travagliata, anche a causa del mancato riconoscimento di interesse culturale da parte dello Stato (ennesimo motivo di polemica con l’establishement), ma potremo vedere gli esiti finali in sala a partire dal 2 ottobre.

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