La Spia – A Most Wanted Man rappresenta l’ultimo saggio della grandezza interpretativa di Philip Seymour Hoffman, l’attore scomparso a soli 46 anni a causa di un’overdose.

L’ultima pellicola cui ha partecipato è dunque uno dei rari esempi moderni di film di spionaggio, un genere molto in voga in passato ma che ai giorni nostri sta attraverso un periodo crepuscolare, un po’ come avvenuto anche per il western.

Il regista Anton Corbijn, in passato fotografo e autore di un biopic su Ian Curtis, Control, e di The American, un thriller spionistico con George Clooney, ritorna così al cinema decidendo di adattare per il grande schermo un romanzo di John le Carré, uno dei maestri riconosciuti del genere.

In tempi recenti anche un altro cineasta molto quotato, Tomas Alfredson, in La Talpa era riuscito a trasporre il particolare universo narrativo dello scrittore, noto per aver de-romanticizzato la figura della spia, descrivendone una quotidianità da impiegato e burocrate.

Il personaggio del compianto Hoffman è l’eminenza grigia che muove i fili di un’intricata trama che si sviluppa in Germania, sopratutto ad Amburgo, in un’atmosfera plumbea post 11 settembre. Il giovane immigrato Issa, di origine cecena, tenta di avvicinare il ricco banchiere Tommy Brue, grazie a una parola d’ordine di cui l’uomo d’affare dovrebbe conoscere il significato. Nella città tedesca Issa conosce Mulik, un mussulmano che potrebbe (o non potrebbe) stare architettando un attacco terroristico. Entrano così in gioco i servizi segreti tedeschi e americani, in una vicenda che si fa sempre più complicata e sfuggente.

Nel cast del film, in uscita il 30 ottobre nelle sale italiane, compaiono attori di fama mondiale come Robin Wright, Rachel McAdams e Willem Dafoe.

Foto: ufficio stampa