Arriva in sala con 230 copie l’ultimo film di Michele Placido, La scelta, liberamente tratto dal testo teatrale L’innesto di Luigi Pirandello.

Protagonisti del film distribuito da Lucky Red sono due divi come Raoul Bova e Ambra Angiolini, scelti dal regista anche per loro qualità di interpreti popolari che, come lui stesso ha confermato, “hanno attraversato con successo vari generi ma che, pur essendo dei divi, rappresentano bene una coppia normale in cui ci si può immedesimare“. Al fianco della coppia anche Valeria Solarino.

Undicesima regia cinematografica per Michele Placido, che arriva dopo il relativo insuccesso de Il cecchino, di tre anni fa, mentre nel 2010 Vallanzasca – Gli angeli del male (sorto sulla scia di Romanzo criminale) aveva riscosso un certo apprezzamento da parte di pubblico e critica.

Il film racconta la storia di Laura e Giorgio, una coppia da tempo consolidata che vive in Puglia (il film è ambientato nella Bisceglie dei nostri giorni). Il coronamento ultimo della loro felicità sarebbe l’arrivo di un figlio, evento che purtroppo, nonostante gli sforzi dei due, non è mai arrivato.

Un evento violento cambia però la situazione dei due, mettendoli di fronte a una scelta difficile e lancinante: conservare e allevare il frutto di uno stupro subito da Laura, cedere all’offesa della morale, subire il giudizio altrui, superare tutte le fratture nate dalla sciagura che portato una gioia tanto ambigua quanto inaspettata?

È la natura del legame biologico con la propria prole uno dei temi de La scelta, nonché la natura misteriosa dell’amore che porta a trascendere gli ostacoli più impervi e dolorosi, come spiega Ambra Angiolini: “Non ho scelto di interpretarlo solo perché sono stata colpita dal personaggio: ero attratta dalla dinamica di coppia di due persone che si conoscono e si amano da dieci anni, e che si trasformano a causa di un evento tragico, riuscendo però a mantenere vivo il loro amore“.

D’altro canto si tratta di questioni universali che, a parte qualche sfumature, non sono molto cambiate dai tempi di Pirandello. Ne è convinto anche Raoul Bova, che riguardo alla propria parte parla di “un ruolo molto difficile e impegnativo, di grande responsabilità, quello di un uomo contrastato che vive tante contraddizioni, è moderno ma tradizionale al tempo stesso“.

Anche Placido è convinto di aver creato un’opera moderna, ambientata in “un mondo occidentale di oggi in cui si fanno sempre meno figli, mentre qui c’è una donna che decide di essere madre anche se in un modo fuori dalla norma.”

E non è estranea al progetto anche una certa curiosità per il conflitto tra uomo e donna e il loro differente modo di vedere le cose: “In fondo Pirandello ha voluto sottolineare la fragilità del maschio: quando Laura torna a casa sconvolta dopo la violenza subita, suo marito rimane paralizzato, come se l’offesa fosse stata fatta a lui…

Merito di un autore unico nel panorama letterario italiano, anche per una sensibilità moderna e avulsa da strutture tipicamente nostrane che poi si ritrovano nella produzione cinematografica: “Pirandello tiene sempre appeso a un filo lo spettatore, è capace di descrivere un thriller sentimentale e psicologico come pochi scrittori italiani sanno fare, è poco melodrammatico, in un certo senso poco mediterraneo e molto nordico; è molto attento a una profondità della conoscenza degli aspetti dell’uomo, cosa non sempre approfondita nella letteratura italiana.”