Affrontare gli strani mali del Paese, tipicamente italiani, con un sorriso amaro. È quanto il regista Giulio Manfredonia aveva tentato di fare in Qualunquemente e Tutto tutto niente niente, veicoli cinematografici per il personaggio di Cetto La Qualunque di Antonio Albanese.

Le due commedie non potevano dirsi riuscite in pieno, a causa di un tono grottesco troppo caricaturale che respingeva il contatto con la realtà, ma La nostra terra, la nuova pellicola firmata dal cineasta, potrebbe portare a termine l’opera iniziata nel 2010 con Si può fare, incentrato sul tema delle cooperative sociali intente a dare dignità ai pazienti dei manicomi.

Il film che vede come protagonisti e attori di spicco Stefano Accorsi e Sergio Rubini, racconta invece una storia di coraggio e di rispetto per il territorio. La terra del titolo è infatti il podere sequestrato al boss mafioso Nicola Sansone, che viene assegnato a una cooperativa.

Il gruppo di persone, tra cui figura l’ex fattore del boss Cosimo, deve però chiedere l’intervento di Filippo, un uomo del Nord che da anni ha fatto dell’antimafia la propria ragione di vita, ma sempre dal proprio ufficio. Due diverse visioni del mondo si scontreranno, tra sabotaggi e colpi di scena, fino a che al boss non verranno riconosciuti gli arresti domiciliari proprio a pochi metri dalla nuova azienda agricola.

Nel film, in uscita il 18 settembre nelle sale, oltre ad Accorsi e Rubini, compaiono anche Maria Rosaria Russo, Iaia Forte, Nicola Rignanese, Massimo Cagnina, Giovanni Calcagno, Giovanni Esposito, Silvio Laviano, Michel Leroy, Bebo Storti, Paolo De Vita, Debora Caprioglio e Tommaso Ragno.

Foto: ufficio stampa (Philippe Antonello e Stefano Montesi)