Con Diaz ha raccontato una pagina della recente storia d’Italia, senza filtri, ricostruzioni obbligate e compromessi di sorta. Toni crudi e verità trasportate dalla memoria allo schermo. Ora, Daniele Vicari, regista di uno dei film più discussi dell’ultimo anni, torna con La nave dolce, ma avverte: il suo non è un film – denuncia:

“Non è un film denuncia, racconta un fatto con tutte le sue criticità. Il senso ultimo è la perdita dell’innocenza da parte di un intero popolo, quello albanese, che ha un sogno per il futuro e quando mette le mani su questo futuro rimane scottato. Dalla Vlora parte la storia moderna italiana con le sue difficoltà a gestire le emergenze e a mettere d’accordo le istituzioni”.

In queste parole c’è il senso della sua ultima rilettura. Si tratta di un documentario che mediante l’utilizzo di immagini d’archivio e testimonianze dirette rammenta lo sbarco della nave Vlora nel porto di Bari di ventimila profughi albanesi. Siamo nel 1991, precisamente nel giorno 8 agosto.

Sulla Nave Vlora ci sono diecimila tonnellate di zucchero, nonché le speranze di tanti passeggeri partiti da Durazzo e appiccicati negli interni del grande mezzo. Il loro obiettivo? Sfuggire alla dittatura che ha messo un paese alle strette.

La nave dolce è stato presentato tra i film fuori concorso durante la sessantanovesima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Arriverà nelle sale in trenta – trentacinque copie giovedì 8 novembre, in virtù della distribuzione di Microcinema. Il film è stato prodotto da Indigo Film e Apulia Film Commission, con l’ausilio di Rai Cinema, Ska-ndal Production Telenorba.