È in corso una vera e propria guerra al franchise tra le major, e il reboot una delle armi più utilizzate. Se Sony e Marvel riscrivono Spider-Man e gli X-Men mentre Warner Bros edifica un mondo di King Kong, Godzilla e altri bestioni giapponesi e radioattivi, Universal tira fuori dal cilindro mostri e leggende che hanno scolpito le prime paure dell’uomo contemporaneo partendo dalla letteratura gotica di fine ‘800 e dai film classici in bianco e nero, muti e non, del ‘900. Parliamo di Dark Universe, il nuovo filone che riscriverà mettendo a sistema l’Uomo Invisibile, Dracula, Frankenstein e moglie, il Mostro della Laguna Nera, il Fantasma dell’Opera e il Gobbo di Notre Dame. Chissà se ci sarà anche l’Uomo Lupo. Ma si comincia con La Mummia, subito al cinema per scaldare l’estate.

Tom Cruise, di stanza in Iraq, è un militare incline ai furti di reperti archeologici da rivendere al mercato nero. S’imbatte nella scoperta della tomba di Ahmanet, figlia di un faraone egizio colpita da una maledizione del dio Seth. Il suo amico, passato a miglior vita diventa un po’ come il fantasma sbudellato e consigliere del protagonista nel Lupo mannaro americano a Londra: lo vede solo Cruise, qui Nick Morton, generando piccoli siparietti zombie in mezzo a tanta azione e un turbinio incessante di effetti speciali per un 3D più accomodante che schiaffeggiante. La mummia ovviamente si risveglierà, ed è donna. Sembra questa la più succulenta novità del millennio rispetto all’Imhotep del 1999 che rincorreva Brendan Fraser.

L’altra novità sarebbe il Dottor Jekyll, alter ego pacato di Mr. Hyde. Li interpreta un elegante Russell Crowe che dirige una misteriosa multinazionale con sede a Londra, autoincaricatasi di raccogliere reperti organici e non dei vari mostri sulla Terra per contenerne la pericolosità e curarne il Male. Finchè non si trasforma in Mr. Hyde è affascinante. Poi vedi Crowe pelle grigio asfalto, faccia venosa e occhi grigio-gialli che picchia Cruise col fare di un marito alcolizzato. Peccato, perché Stevenson scriveva il mostro come persona diversa da Jekyll, ma cosa fondamentale, psicologicamente perverso, diabolicamente carismatico. Non sarebbe stato meglio un Crowe/Hyde con 20 chili in meno e un trucco (forse anche calvo) per cambiarne i connotati? Magari con un atteggiamento alla Annibal Lecter e un’affabulazione così convincente da sembrare quasi ipnotica al posto di quell’irruenza iraconda e rissosa che ci racconta il regista?

La nuova Mummia si manifesta come mash-up di mostri per la più giovane generazione di spettatori. Vecchie carte rimescolate ad hoc e tanta avventura alla Indiana Jones, con un Cruise maledetto da Seth, ma a tinte più dark, anzi, più scure e basta. Ottimo sceneggiatore in coppia con Roberto Orci, Alex Kurtzman come regista non è allo stesso livello della sua penna. Dietro alla macchina da presa il suo intero film non regge il confronto, esteticamente, con due soli fotogrammi presi a caso da uno qualsiasi dei film marchiati Spielberg/Ford. Alcune prove ne sono quel 3D non molto ficcante nonostante l’action, alcune evoluzioni dei passeggeri in aereo durante l’incidente che sembra d’essere nello spazio antigravitazionale anziché in un velivolo che precipita. Nessuna inquadratura davvero carismatica e degna di diventare memorabile. Senza contare leggerezze come la prima discesa di Cruise e soci nel burrone della tomba, dove appena giunti sul fondo, i tre, miracolosamente si ritrovano ad avere enormi riflettori ad illuminarne il cammino. E di altri dettagli riguardanti le deboli motivazioni intorno alla genesi della mummia, che rivelarle sarebbe un ingiusto spoiler.

Infine la creatura maligna di Mr. Hyde così presentata, a pugni, spinte e blande minacce, denota l’intenzione e l’attenzione della major verso un film ricco che aspira al mero box office molto più che al grande cinema. Un peccato, perché dal laboratorio di Crowe/Jekyll vediamo ampolle di alcol con teschi umani dai denti aguzzi e braccia pinnate dissezionate. Sarà quello probabilmente il fulcro del Dark Universe. E lo sarà il character di Crowe. Ma con quella faccia d’asfalto per il suo alter ego tenuto a bada da un’iniezione girata come fosse un diabetico, non farà paura neanche ai bimbi più inesperti. Stupire con gli effetti speciali non è mettere paura. Nel racconto di Stevenson e in personaggi dal temperamento deviante alla Annibal Lecter c’erano buoni esempi. Più recenti e direttamente concorrente, il buon esempio in questo caso lo offre anche l’ultimo Kong Skull Island. La lancia da spezzare a favore della Mummia 2017 è che siamo solo al primo tassello di un grande mosaico, e il tiro può essere aggiustato. Altrimenti si rischierà di continuare, senza neanche rendersene conto, sul livello del rinnegato Dracula Untold, rendendo il Dark Universe il corrispettivo pop culturale della Casa delle Streghe al Luna Park: qualche gridolino al primo giro, ma poi la consapevolezza che sono giostrine tutte uguali.