Ha fatto oggi il suo debutto nelle sale italiane il film La legge del mercato, distribuito da Academy Two, che aveva trionfato allo scorso Festival di Cannes imponendo il protagonista Vincent Lindon come migliore attore della manifestazione.

La nuova pellicola di Stéphane Brizé è la sua sesta opera da regista, per quanto il cineasta sia poco conosciuto in Italia, ed è ambientato proprio nel mondo del lavoro della Francia contemporanea.

Un film che come obiettivi in fondo non è dissimile rispetto a quanto portato avanti dai fratelli Dardenne, belgi, nel loro premiatissimo Due giorni, una notte (e in tutta la loro carriera, a dire il vero).

Al centro della storia c’è il costante tentativo di mantenere la dignità da parte del protagonista Thierry, un uomo cinquantenne che dopo due anni di disoccupazione, pressato da esigenze economiche, decide di accettare un lavoro che non solo è al di sotto delle sue mansioni, ma lo mette in difficoltà dal punto di vista etico.

Thierry infatti viene assunto come impiegato alla sicurezza di un grande magazzino. Tra i vari compiti che gli vengono affidati c’è anche quello di sventare e denunciare i furti di malviventi professionisti o semplicemente disperati ma anche quelli dei propri colleghi.

Il regista, per mantenere un’impressione di realismo e per donare maggiori sfumature al film, ha scelto di utilizzare un attore affermato come Lindon e di circondarlo di uno stuolo di comprimari che svolgono effettivamente i lavori rappresentati.

Nella prima clip de La legge del mercato che vi offriamo Thierry è impegnato in un colloquio con un operatore di un ufficio di collocamento e i due discutono piuttosto animatamente della formazione inutile che il protagonista ha dovuto effettuare e che non gli ha garantito alcuno sbocco professionale.

Nella seconda clip a una riunione degli ex colleghi di Thierry si parla della possibilità di fare causa all’azienda. In cerca di lavoro e accusato di essere un vigliacco, vediamo il protagonista sbottare perché preferisce lasciarsi alle spalle il passato per la salvaguardia della propria sanità mentale.