La Grande Bellezza. Il titolo ormai è conosciuto a tutti: il film di Sorrentino che ha portato nuovo lustro alla cinematografia italiana nel mondo è sbarcato ieri in televisione, mandato in onda dalla rete ammiraglia Mediaset che vanta la co-produzione della pellicola. Ciò vuol dire che almeno il 70% degli italiani guarda finalmente un film che non è andato a vedere al cinema per svariati motivi, in primis i prezzi intoccabili dei biglietti delle nostre sale.

Accade così che ben 8.860.000 (36,1%) di italiani hanno acceso la tv su Canale 5 e hanno visto questo benedetto film. A qualcuno sarà piaciuto, a quancun altro no. Qualcuno avrà preso il proprio cellulare e avrà twittato qualche bella frase del tipo “Che genio quel Sorrentino, sono orgoglioso di essere italiano”, qualcun altro avrà bofonchiato virtualmente qualcosa tipo “Che grande cagata, altro che grande bellezza’”. Insomma pareri discordanti che i vecchi buoni latini avrebbero commentato con un semplice “De gustibus…”.

Ieri però siamo andati un po’ oltre il basico “bello” o “brutto”, “mi piace” o “non mi piace”, ieri abbiamo dato sfoggio di tutta la nostra italianità. Ieri i commenti negativi, le critiche, le offese alla produzione sono fioccate a destra e a manca sui Social Network. Ieri siamo riusciti a non gioire neppure per una nostra vittoria. Pensateci: l’Oscar che ha portato a casa un nostro connazionale è stato un lieto evento, come la nascita di un bambino. E cosa siamo capaci di fare noi? Dire che il bambino è brutto piuttosto che complimentarci con i genitori per il frutto del loro amore.

Il film di Sorrentino può non piacere, non essere capito, essere frainteso facilmente, ma non si può non gioire per la vittoria di un prodotto italiano. A meno che quella vittoria non faccia male. A meno che quella vittoria non vada a colpire dei nervi scoperti. Il mio collega Raffaele Romeo Arena ha twittato qualcosa di tremendamente vero ieri sera: “Vidi la #grandebellezza appena uscito nelle sale. E immaginavo che sarebbe stato criticato stasera: in fondo parla di voi che lo criticate“.

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