Il primo lungometraggio del giovane regista T. Sean Durkin, che per questa pellicola ha ricevuto il premio per la miglior regia al Sundance Film Festival, che ricorda la tradizione indie ma che si caratterizza e si differenzia dal genere grazie alla similarità della storia che racconta con i tragici fatti di cronaca americani.

“Martha Marcy Mary Marlene”, questo il titolo originale della pellicola, è la storia di Martha (Elizabeth Olsen), che per due anni ha vissuto segregata in un casolare in balia di una setta a cui aveva deciso di accostarsi. Dopo essere riuscita a fuggire torna a casa della sorella, Lucy (Sarah Paulson), senza però dire nulla dell’esperienza appena vissuta.

Il silenzio e il segreto che si porta dentro la costringono ad una vita fatta di paura e terrore che la setta, e il suo capo spirituale, interpretato da un ottimo John Hawkes, possano ancora cercarla. Finzione, sogno e realtà si accavallano in un crescendo di emozione e turbamento che non scivola mai nel trash né in scene sanguinose a cui il cinema del genere americano ci ha abituato.

Un’interpretazione magistrale della giovane Olsen, che non ricorda in alcun modo le sorelle maggiori Mary Kate e Ashley. Il viso pallido e gli occhi sgranati rimangono nella memoria dello spettatore, racchiudendo la tragicità della violenza psicologica, e fisica, di un certo tipo di America.