La storia di Desmond Ross è un’incredibile storia vera portata al cinema per la prima volta con La battaglia di Hacksaw Ridge. Negli anni che precedono al Seconda Guerra Mondiale Desmond è un ragazzo che viene da una famiglia difficile. Ma ha la fede scolpita dentro e porta nell’esercito i suoi principi di non violenza e la sua proposta di aiutare disarmato i commilitoni contro ogni logica militare. Primo obbiettore di coscienza della storia, il soccorritore Ross sarà insignito della Medaglia d’Onore per aver salvato sul fronte di Okinawa 75 soldati gravemente feriti.

“A Desmond è stato chiesto per anni di adattare la sua storia in un film, e lui ha ripetutamente rifiutato, insistendo sul fatto che i veri eroi erano quelli sul campo”. Ha spiegato Mel Gibson in occasione della Mostra del Cinema di Venezia dov’è stato presentato l’anno scorso. “In un panorama cinematografico invaso da immaginari di supereroi, ho pensato che fosse il momento di celebrarne uno vero”. A vestirne l’uniforme è Andrew Garfield. Ancora ex Spider-Man nell’immaginario di molti, ma nei cinema in questo periodo anche come gesuita per Silence di Scorsese, si è guadagnato la nomination all’Oscar come Miglior attore protagonista per il suo obbiettore, portando le speranze del film a 7 candidature in totale. Il suo personaggio non ha nulla di scontato perché porta in sé il ragazzo dal passato difficile innamorato di una fedele infermiera, il soldato non violento che diventa zimbello in caserma e l’eroe instancabile rivelatosi in trincea. L’attore riesce a fondere tutti questi aspetti di Desmond senza farli cozzare. Merito anche di un cast di tutto punto a circondarlo e su tutti una sceneggiatura perfettamente razionalizzata da Robert Shenkkan, già vincitore di un Premio Pulitzer e un Tony Award.

Rimaneggiare la storia per farne un classico plot hollywoodiano è missione riuscita. Una prova sta nel fatto che le due ore e venti di durata non sia accusano mai. Ma se il regista in The Passion e Apocalypto è stato il primo a sporcare di sangue e crudo realismo le iconografie evangeliche e certe idealizzazioni letterarie sui popoli Maya, per La Battaglia di Hacksaw Ridge arriva dopo lo Spielberg di Salvate il Soldato Ryan. Pur aggiungendo sonorità, dettagli purulenti e interessanti sfocature per rendere la visione allucinata del fronte, il bagno di sangue sulle linee nemiche, quelle lunghe scene di battaglia dai toni così forti, non sono più novità visiva da qualche anno. Ciò vuol dire che il film non è di rottura come i due precedenti ma Gibson non ha smesso di girare egregiamente. Sembra invece che chiuda simbolicamente un cerchio di morte e salvezza nel suo cinema ricreando un nuovo Calvario su quel terreno di guerra. La scena del soccorso in barella al Desmond ferito rende inevitabile questa sensazione. Se nella Passione di Cristo, al trapasso, lo sguardo di Gibson seguiva una goccia di pioggia cadere dal cielo per scatenare l’eclisse, qui l’inquadratura si sposta dal campo di battaglia verso l’alto di questo eroe sospinto verso il sole da un elicottero.