Leone d’Argento per la regia a Venezia. Basterebbe solo questo per parlare de La ballata dell’odio e dell’amore. Una pellicola come poche in circolazione, densa di poesia in termini di immagini e linguaggio.

La ballata dell’odio e dell’amore è un film che trova ambientazione durante la guerra civile spagnola. Un pagliaccio Triste, arruolato a forza nella milizia franchista, è il responsabile di una strage a colpi di machete. Successivamente, nella Spagna del 1973 Javier, suo figlio e suo erede “sul lavoro” compie un triangolo mortale assieme al crudele clown Sergio e alla sua donna, l’acrobata Natalia. Javier è innamorato di lei.

Alex de la Iglesia, regista e dunque demiurgo di questa opera d’arte così maestosa, descrive così il suo gioiellino:

“Ho fatto questo film per esorcizzare un dolore nella mia anima che non se ne andrà via facilmente, come una macchia d’olio. Mi lavo i vestiti con i film. Mi sento ridicolo, orribilmente mutilato da un passato meraviglioso e triste, come se stessi annegando nella nostalgia per qualcosa che non è mai successo, un incubo enorme che non mi permette di essere felice”.

Parole toccanti quelle del regista spagnolo, che aggiunge:

“Il declino del regime Franco è come la preistoria della mia vita. Nasconde animali selvatici, fame e dolore, gli assassini e i miei fratelli e mia madre, ma soprattutto, mio padre”.