Cecile Kyenge (foto by InfoPhoto) sbarca al Lido di Venezia per la Mostra del Cinema in occasione di una serie di appuntamenti legati alla proiezione di alcune pellicole incentrate sulle tematiche della diversità e della integrazione.

Il cinema, con il suo linguaggio capace così tanto di coinvolgere e toccare nel profondo, è fondamentale per l’integrazione e i cambiamenti culturali sui migranti” dichiara ai microfoni dell’ANSA il ministro intervenuto all’incontro pubblico con il Garante per l’infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora dopo la presentazione di 18 Ius Soli, film documentario del regista Fred Kudjo Kuwornu, che affronta il tema del diritto di cittadinanza per chi è nato e cresciuto in Italia da genitori immigrati.

18 storie di ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia ma con origini asiatiche, sudamericane, africani: giovani che parlano l’italiano e spesso i dialetti, che probabilmente non sono nemmeno mai stati nel paese di origine dei loro genitori e che spesso non parlano la lingua di origine della loro famiglia, ma che non sono cittadini italiani a tutti gli effetti fino a che non abbiano compiuto un lungo e complesso iter burocratico che inizia al compimento del 18° anno di età e che non sempre si conclude con esiti positivi.

Per il ministro Cecile Kyenge, la palestra per l’integrazione è la scuola: ‘‘La vera sfida, la vera palestra – ha osservato – è la scuola dove si rafforza la democrazia di un paese. Bisogna incominciare a fare passare ai nostri figli l’idea delle pari opportunità e il metodo di uguaglianza anche dei diritti e dei doveri. A maggiore ragione oggi – ha proseguito -, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, dovremo prima di tutto iniziare a parlare a molti giovani nelle nostre scuole non chiamandoli stranieri, perché è proprio dalla scuola che dobbiamo incominciare a far capir loro che sono amati. Molti sono arrivati in Italia molto piccoli e, quindi, molte volte, quando si sentono chiamare stranieri all’interno della classe iniziano già ad interrogarsi”. Per il ministro la cittadinanza onoraria ”è un fatto simbolico, culturale. Lo possono fare benissimo le scuole al cui interno possono essere organizzate incontri, ma anche momenti di conoscenza di quello che è stata l’Italia”.

Nel pomeriggio la Kyenge sarà impegnata con un altro incontro organizzato per la proiezione di Italy amore mio di Ettore Pasculli: una storia d’amore che si sviluppa anche grazie l’arte della danza per superare il conflitto tra culture differenti e appropriarsi della libertà di espressione. Un lungometraggio che affronta le violenze psicologiche nei confronti delle donne e le difficoltà ad integrarsi nel nostro Paese dei figli di genitori stranieri.