A oltre 20 anni dall’accaduto, la morte di Kurt Cobain non smette di far discutere. Adesso a far tornare di attualità la triste vicenda del suicidio del leader dei Nirvana sono delle nuove foto, che sono state pubblicate dalla polizia di Seattle.

Gli scatti che stanno facendo il giro del mondo sono dedicati al fucile con cui Kurt Cobain si tolse la vita l’8 aprile del 1994. Nelle immagini c’è un detective che fa parte della cosiddetta sezione “cold case”, ovvero quella dei casi irrisolti del passato, che tiene tra le mani il fucile e lo presenta da varie angolazioni.

Al momento la polizia di Seattle che ha diffuso le fotografie attraverso il suo sito non ha reso note le motivazioni che hanno portato a tali scatti, risalenti al giugno del 2015, né tanto meno perché ora sono stati resi noti in maniera così pubblica.

Queste nuova fotografie hanno riportato alla gala i misteri legati alla morte di Kurt Cobain e secondo alcuni il fatto che tali immagini non siano state rese note prima aumenterebbe gli interrogativi riguardo al fatto che si sia trattato effettivamente di un suicidio, sebbene la polizia di Seattle voglia smentire tali teorie “complottiste”.

Il fucile venne ritrovato insieme al corpo ormai senza vita di Kurt Cobain in quella triste mattina dell’8 aprile 1994 da un elettricista della Veca Eletric, Gary Smith.

Intanto di Kurt Cobain è tornato a parlare Butch Vig, lo storico produttore dell’album dei Nirvana “Nevermind” e oggi membro della rock band dei Garbage. Nel corso di una nuova intervista, Vig ha raccontato del complesso periodo in cui il disco venne registrato, nel 1991: “Ci sono stati dei momenti molto difficili mentre registravamo ‘Nevermind’. Kurt Cobain aveva degli intensi sbalzi d’umore ed alcune volte si isolava completamente. Si metteva a sedere in un angolo della stanza e spariva nel suo spazio interiore. Krist Novoselic diceva che scompariva in quei momenti e poi tornava. Quindi dovevamo trovarci qualcosa da fare per un paio d’ore, magari suoni di basso o batteria. Poi improvvisamente ripartiva ed era completamente impegnato in quello che dovevamo fare”.