Tre anni fa stupirono il pubblico ai quattro angoli del globo questi nuovi super agenti segreti in bombetta con la copertura da sarti londinesi.  La miscela tra l’aplomb di Colin Firth e lo stile cockey ripulito di Taron Egerton colpirono inaspettatamente anche la critica. Il regista Matthew Vaughn confezionò insieme ai fumettisti Mark Millar e David Gibbons uno spy-action autoironico e fuori dagli schemi senza precedenti che dalla carta dei fumetti è diventato franchise di successo. Non esattamente parodia degli 007 o dei Bourne, o del genere spionistico, ma visione più sciolta, anticonvenzionale e zeppa di trovate originalissime e inaspettate. Il secondo capitolo era oggetto desiderato fin da subito, e lo stesso clan è tornato per soddisfare i palati pazzerelli degli spettatori divertiti da queste avventure hi-tech.

Stavolta la nemica da battere è una Julianne Moore completamente folle nei panni di tale Poppy, villain che ha distrutto tutte le sedi dei Kingsman risparmiando casualmente soltanto Eggsy e Merlino, il sempre puntualissimo Mark Strong. Il campo di battaglia si sposta negli States, da montagne innevate alle foreste tropicali in stile Libro delle Giungla, per scoprire insieme ai protagonisti un’altra intelligence segretissima che lavora per il bene dell’umanità. Ne fanno parte un manipolo di yankee con nomi in codice di alcolici. Jeff Bridges fa il grande vecchio. Al suo fianco un Channing Tatum con look e modi da rodeo, una Halle Barry stratega e Pedro Pascal non più segugio anti Narcos, ma agente Whiskey, con tanto di lazzo elettrico che neanche Wonder Woman. Di citazioni ce ne sono dietro ogni angolo. Come ricordavamo, la regia resta frizzante sulle scene d’azione continuando quel felice mix d’impudenza, politicamente scorretto, buoni sentimenti, violenza caciarona e ottimo livello estetico da quest’inedita alleanza tra bombette e cow-boys. Il merito di Vaughn è di rompere gli schemi, superarli, rimaneggiare i generi e i linguaggi intorno allo spy.movie. Un po’ come nella fantascienza/avventura ha fatto James Gunn con i Guardiani della Galassia. E come iniziò a fare vent’anni fa, per primo, Tarantino tra west e action.

Eggsy è maturato, la principessa svedese delle sue fantasie più sfrenate ora è una brava fidanzatina, e al di là dell’oceano si deve recuperare la memoria di un vecchio amico tornato a sorpresa dall’oltretomba. Tutto sale di livello, anche la distruttività della villain, ma i duetti della Moore con un Elton John, ostaggio nei panni di sé stesso, sono da cineteca della risata glam. Quando grandi nomi si prestano a messe in scena sfrenate lo spasso è assicurato. Lo aveva fatto nel primo Kingsman Secret Service il cattivone Samuel L. Jackson, mentre Michael Caine impersonava Artù, il capo dell’Agenzia, unico a cambiare volto nel sequel, con Michael Gambon. Non è un film impegnativo Kingsman – Il cerchio d’oro, se non per la durata che supera ampiamente le due ore. Ma se nei migliori parchi a tema ci sono sempre alcune attrazioni sulle quali vale la pena di rifare un giro, ecco che quei tanti minuti rubati al mondo reale saranno ben ripagati dalle eleganti smargiassate di questi nuovi eroi. Già uscito nelle sale italiane, al box office dovrà vedersela con altri titoloni americani già in corsa, come Dunkirk, Barry Seal, Baby Driver, gli strascichi di Cattivissimo Me 3, Leatherface, L’inganno e in più l’europeo Valerian. La sfida è aperta.