In primavera Kevin Spacey era stato pizzicato varie volte da obiettivi indiscreti mentre recitava nel ruolo di Jean Paul Getty sui set romani di All the money in the world, il film di Ridley Scott in lavorazione in Italia. Proprio in un’insospettabile, penultima domenica d’agosto l’attore si è materializzato in un hotel romano per incontrare la stampa del belpaese. Per parlare del nuovo lavoro con il regista di Alien? No, per lanciare Baby Driver – Il genio della fuga, action di buon cuore tutto rapine, musica e motori in uscita il 7 settembre. “Credo di essere molto interessato nel ricostruirmi una carriera cinematografica perché quando mi sono trasferito a Londra per dirigere un teatro, sono uscito dalla vista e dalla mente di tante persone di Hollywood. Quello che voglio essere adesso è una parte importante del racconto di una storia”. Ha risposto a una domanda acuminata sulla sua passione teatrale apparentemente coltivata quasi a sfregio dei fasti degli studios e riferita alla sua sfrontata esigenza di qualità. “E comunque vi posso assicurare che se Martin Scorsese oggi mi offrisse qualsiasi ruolo non lo mandarei a quel paese”. Riferendosi divertito a una sua vecchia uscita.

Un uomo di mezza età, calmo e rinfrescato da un calice di bianco sorseggiato di tanto in tanto, occhi socchiusi, vispi, portamento nobile, e soprattutto battuta sempre pronta e senza troppi peli sulla lingua, Spacey. Così l’ironia gli guizza fuori quando meno te lo aspetti, un manipolatore nel trasformare ad arte il serio e il faceto anche sulla supposizione che il suo ruolo in Baby Driver era stato pensato originariamente per Michael Caine. “Trovo che il film del regista sia brillante e divertente. Adoro il suo modo di usare la musica. E poi era il ruolo giusto per Michael Caine: non potevo dire di no. Io sono Michael Caine”. A occhio e croce anche un bonario nella vita, la sua saggezza attoriale si può evincere anche da molti video su YouTube girati durante le sue conversazioni con gli attori allievi della Strasberg di New York. Ma sui cattivi, i suoi ruoli da bad guy, l’attore ha un pensiero tutto suo. “Io non giudico. Non li chiamo cattivi, non credo di poter dare questo giudizio perché il mio lavoro non è giudicare ma recitare, interpretare. Il vostro è quello di giudicare. Io interpreto una persona: quello che dice, pensa. Quello che fa. Certamente il pubblico è molto attratto da personaggi complessi e machiavellici. Da antieroi. Questo è stato vero in tv e cinema soprattutto negli ultimi vent’anni, direi dai tempi dei Soprano’s, c’è stato questo grande amore del pubblico per gli antieroi”.

Poi un paragone: per un attore è più interessante e stimolante interpretare un basista di rapine in banca, un politico corrotto o un grande personaggio a teatro? E qui è venuta fuori la sua aplomb diplomatica per evitare ad arte discorsi politici, facendo emergere invece il fuoco che gli brucia dentro. “È molto difficile perché è come fare un confronto fra le arance e le mele. Mi piacciono entrambe, ma se dovessi paragonare queste mele e arance al teatro, direi che con questo sono la persona più felice del mondo”. E sussurrando come un innamorato: “Teatro, teatro, teatro”. Una passione che viene da lontano ma l’inizio, l’avvicinamento all’arte dell’interpretazione lo dobbiamo tutti a sua madre. “Sono fortunato perché mia madre amava molto teatro e cinema e mi ha fatto conoscere molti di quelli che sono diventati miei modelli. Henry Fonda, Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Cary Grant, Eddie Davis. La lista è molto lunga. Ho avuto la fortuna di lavorare quattro volte con Jack Lemmon, che ho conosciuto da giovane”. Ha confessato con un’ammirazione che ancora oggi gli ritorna a galla dagli occhi. “Un’esperienza enorme nella mia vita. E poi devo molto anche a Joseph Papp, che era il direttore del New York Sheakespeare Festival”. Insomma, c’è sempre di mezzo un palcoscenico con Spacey.

“Ma lui chi altro doppia oltre che me? Jim Carrey?” Ha risposto alla domanda se conoscesse il suo doppiatore Roberto Pedicini. “Ok, lo chiedo perché una volta durante il Festival di Berlino ho conosciuto un signore che si è avvicinato a me durante un party. Era eccitatissimo d’incontrarmi. Mi disse: ‘Io sono te!’ Io cercavo di dire qualcosa ma lui insisteva: ‘Io sono te! Io ti doppio in tedesco in tutti i tuoi film. Faccio anche DeNiro e Sean Connery’. Diceva!” Sbracciandosi sulla sua poltroncina nell’imitazione di questo attore teutonico. “Quindi gli ho risposto: ‘Se io faccio un film con DeNiro e Sean Connery tu li fai tutti e tre?’ Non conosco questo doppiatore italiano ma farò in modo di non recitare mai un film con Jim”. In realtà Pedicini è anche la voce di Javier Barden, Woody Harrelson, Ralph Fiennes e tanti altri. Ma per fortuna di grandi doppiatori in Italia non ce n’è soltanto uno, e i ruoli vengono distribuiti e mai affidati a una sola voce nello stesso film.

“Le uniche parti che non voglio accettare sono quelle scritte male”. Ha sentenziato l’attore originario di South Orange stuzzicato sui presunti personaggi che evita. “Io non mi censuro per nessun tipo di ruolo. A volte la gente crede che gli attori scelgano i ruoli. Invece non funziona così. Io posso interpretare solo le parti che mi vengono offerte e che in quel momento sono libero di poter fare. Sono aperto a tutti i tipi di ruoli. L’unica cosa che mi spaventa è la stupidità. Non ho paura di nient’atro”. E poi si è tornati su Baby Driver e all’approccio del regista Edgar Wright. “Alla prima lettura della sceneggiatura abbiamo sentito tutte le musiche della colonna sonora. Edgar ha scelto la musica prima di girare il film, quindi la lettura è stata molto sexy per via del ritmo. In alcune scene voleva addirittura che seguissimo il ritmo anche fisicamente”.

Non tutti sanno che Kevin Spacey è anche un vivacissimo produttore. Ha lavorato per The Social Network, Capitain Phillips, The Big Kanuha e figura come executive producer anche nello stesso House of Cards. “La cosa che ritengo più bella del fare il produttore è che metto insieme le persone: faccio il facilitatore. Scelgo chi potrebbe essere il giusto regista, il giusto attore, il giusto sceneggiatore. Mi piace vedere come prende forma il tutto, ma anche dare fiducia alle persone che hai chiamato, che poi vanno avanti da sole”.