Non disturbare il can che dorme. Il primo John Wick ce lo aveva fatto capire a suon di proiettili, inseguimenti d’auto e kung-fu in giacca e cravatta. Più di 88 milioni di dollari incassati complessivamente partendo da un budget di 20 ne avevano decretato il successo al box office. Fatto di azione dal ritmo febbrile e codice di regole seguite da questo killer duro come un calcio di fucile, il film era rimasto nei cuori del pubblico. L’affare non poteva certo concludersi con un pacifico buen ritiro del letale protagonista Keanu Reeves, così per John Wick 2 si va a Roma. Il nuovo ricatto glielo tende un Riccardo Scamarcio boss di camorra e fratello della glaciale Claudia Gerini. Al gran tavolo dei capi della criminalità organizzata globale non c’è posto per tutti i pretendenti, così inizia una guerra di segreti e patti di sangue che travolgerà in prima persona il nostro antieroe.

Avevamo lasciato Wick nell’Hotel Continental di New York, raffinato sacello di sicari tra le mura del quale vige la ferrea regola della “non violenza e tregua da qualsiasi scontro”. Quel mondo di criminali fedeli al codice viene ampliato su scala internazionale toccando anche Parigi, ma soprattutto Roma. Scopriamo così una rete di hotel criminali intrigante sia per originalità che per potenzialità di futuri sviluppi narrativi. La nuova Italia della mala cinematografica è popolata di sommelier artificieri, bodyguard spietati e boss da ogni latitudine.  Pallottole che scheggiano muri di sotterranei romani, ma solo il computer graphic, musei profanati da Reeves e i suoi nuovi compagni di merende, senza contare gli inseguimenti tra le vie capitoline e decine di sequenze estremamente spettacolari sono solo parte dell’azione perché il pezzo forte è l’ingresso di un nuovo personaggio con il faccione intramontabile di Laurence Fishburne. Un omaggio ai Matrix questo nuovo incontro con gli ex Neo & Morpheus che aprirà nuove porte per lo sviluppo del franchise.

Se per il primo capitolo il regista esordiente Chad Stahelski aveva co-diretto egregiamente con l’amico e producer David Leitch, stavolta l’ex-campione di arti marziali con il passato da stuntman fa tutto da solo. Apportando addirittura migliorie al suo lavoro precedente. Coinvolge sempre Stahelski, e ci sa fare soprattutto con la fluidità delle scene d’azione. Fatta di eccessi necessari per il genere, la sua regia si veste di un’estetica elegante che supera la media del genere, merito anche alla fotografia firmata da Dan Laustsen, raffinato artefice di luci e ombre anche nei film di Benicio Del Toro. Da non sottovalutare sono le location italiane. Se il Toni Servillo della Grande Bellezza si muoveva languido tra Terme di Caracalla e Piazza Navona, John Wick le percorre in un continuum di risse zampillanti piombo. Si profanano con la spensierata ironia del’action movie Museo Centrale del Risorgimento, Rione Monti, Horti Sallustiani e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dove la Sala degli Specchi viene utilizzata per una sequenza memorabile che rende omaggio al cinema di Bruce Lee. C’è forse da scommettere che presto le location diverranno tappe di un John Wick Tour per i turisti a Roma? I 153 milioni di dollari già incassati nel mondo lo lasciano presagire.