Nessun rimpianto, ho fatto tutto quello che volevo fare e oggi amo le cose che ho: la vita, il sole e il mare”: decisamente un bel modo, quello trovato da Jean-Paul Belmondo, per ritirare uno dei massimi riconoscimenti che possano andare a un attore, il Leone d’oro alla carriera conferito dal Festival di Venezia.

D’altro canto quando si viene accompagnati sul red carpet da una dea come Sophie Marceau è facile farsi prendere dalla soddisfazione, ma l’interprete francese ha davvero avuto una carriera che pochi altri possono vantare nel mondo del cinema.

Per quanto oggi abbia 83 anni, e lo si veda camminare con l’aiuto di un bastone, per tutti rimane ancora Bebel, l’adorabile giovanotto bruttino e aitante allo stesso tempo, intraprendente e sensibile del cinema francese.

Lo sanno bene i presenti in Sala Grande, che accolgono il suo arrivo con applausi scroscianti. Sul palco, mentre la Marceau introduce il premio, Belmondo afferma di non pensare “jamais” al passato, cercando sempre di guardare avanti.

E scorrendo la sua filmografia lo si può pensare senza troppo remore, visto che l’attore ha attraversato tantissimi generi (“del resto la vita è così, un giorno si piange, l’altro si ride”), lasciando sempre la propria impronta, e lavorando con una serie di registi leggendari come Jean-Luc Godard (che lo lancio in Fino all’ultimo respiro), Claude Chabrol, Jean-Pierre Melville, Vittorio De Sica, Louis Malle, Claude Lelouch, François Truffaut e Alain Resnais.

Negli anni ’60 e ’70 era celebre la sua presunta rivalità con l’altro grande divo pieno di fascino d’oltralpe, Alain Delon, che preferiva i ruoli più cupi  e dannati. Ma Belmondo smentisce che vi sia mai stata una vera rivalità, affermando che “ci vediamo sempre, siamo amici da sempre”.

Per omaggiarlo il Festival ha organizzato dopo la cerimonia di premiazione la proiezione di Le voler – Il ladro di Parigi, la pellicola di Louis Malle del 1967 di cui Belmondo è protagonista insieme a Genevieve Bujold.