Era il 4 ottobre del 1970 quando Janis Joplin è stata trovata priva di vita in un Hotel di Hollywood. Tutta colpa di una “dose” di troppo che ha fatto si che una delle voci più belle si spegnesse troppo presto, a 27 anni, continuando ad alimentare il mito, la maledizione delle rockstar.

Perché come lei anche altri grandi della musica come Jimi Hendrix, Jimm Morrison Brian Jones – fondatore dei Rolling Stones – fanno parte del Club 27, quello dannato, al quale si sono aggiunti poi anche Kurt Cobain nel 1994 e Amy Winehouse nel 2011. Ma a ben quarantaquattro anni di distanza quella voce graffiante e piena di passione ma allo stesso tempo straziante ed emozionale è ancora tra le più amate nel panorama musicale, se bene la sua carriera non è stata così longeva.

Bisogna dire che, seppur breve, è stata davvero intensa e purtroppo affiancata ad eccessi. Tutto ha inizio come vocalist dei Big Brother and the Holding Company, con il quale incise il secondo album della band “Cheap Thrills” (1968), di notevole successo, tanto che rimase al n. 1 nella classifica Billboard per ben otto settimane. Da qui comincia la sua carriera da solista, nel 1969, accompagnata dalla Kozmic Blues Band, con il quale pubblica l’album “I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!” – del quale ricordiamo “Try (Just A Little Bit Harder)” e “To Love Somebody” – incantando il pubblico con le sue performance, per poi passare alla Full-Tilt Boogie Band, con la quale incise l’album postumo “Pearl” (1971), che entrò nella classifica Billboard rimanendo al numero uno per nove settimane, e dal quale vennero estratti i più grandi classici della cantante tra cui “Cry Baby”, “Mercedes Benz”, “Trust Me” e “Get It While You Can”.

Paladina della pace e dei diritti di uguaglianza tra bianchi e neri, Janis partecipò anche al Festival di Woodstock nel 1969 al fianco di grandi artisti tra cui anche Jimi Hendrix, per tre giorni tutti all’insegna della musica rock e pace.

Ecco alcuni successi:

Try (Just a little bit harder)

To Love Somebody

Tell Mama

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