Il caso di James Dean, morto a 24 anni in un incidente automobilistico con alle spalle solo tre ruoli da protagonista, è forse uno degli esempi più eclatanti della potenza mitopoietica del cinema, in grado di creare un immaginario condiviso, e persino una sorta di culto della personalità, con uno sforzo relativamente minimo.

Inutile negarlo: se James Byron Dean, nato l’8 febbraio del 1931, ancora oggi è uno degli attori più influenti di sempre, almeno a livello di ispirazione, non è tanto per la sua carriera cinematografica (di buon livello, ma non così strepitosa), ma per il grande e incomprensibile fascino esercitato dal ragazzo persino dopo mezzo secolo dalla sua scomparsa.

Dean è divenuto il perfetto archetipo del ribelle che “muore giovane” perché “caro agli dei”, del talento sprecato in una fiammata abbagliante di grande intensità e brevissima durata. Capriccioso, volubile, incontrollabile e imprevedibile tanto sul set quanto nella realtà; ma anche sensibile, introverso, amante della natura, alla spasmodica ricerca di bellezza e verità: questo è il ritratto consegnato alla storia dall’attore di Hollywood che grazie alla sua partecipazione a La valle dell’Eden, Gioventù bruciata e Il gigante è divenuto una leggenda.

Di fatto c’è poco altro nella carriera di James Dean, a parte l’amore per le belle donne e quello per le macchine sportive (“Quando corro è l’unico momento in cui mi sento completamente me stesso”). Per il resto molte partecipazioni non accreditate, piccole parti in film televisivi, l’interesse per la poesia, la danza e la musica e nulla più. Eppure la totale aderenza della vita ai i ruoli interpretati e le tre prove sopracitate lo hanno portato a essere un volto immediatamente riconoscibile come tragicamente sembrava avere presagito lui stesso.

Come sempre succede in questi casi, a torto o a ragione e in modo retrospettivo, in relazione al suo incidente fatale sono divenute tristemente famose due frasi pronunciate con una notevole preveggenza: “Sogna come se dovessi vivere per sempre. Vivi come se dovessi morire oggi”; “Credo ci sia una sola forma di grandezza per l’uomo. Se un uomo può colmare il vuoto tra la vita e la morte. Voglio dire, se riesce a vivere anche dopo che è morto, allora forse quello era un grand’uomo. Per me l’unico successo, l’unica grandezza, è l’immortalità.”

Foto: Warner Bros