Into the Woods è il film prodotto dalla Disney Pictures e basato sull’omonimo musical di Stephen Sondheim. Firmato da Rob Marshall, uscirà in America dal 25 dicembre, candidandosi come successo natalizio, mentre in Italia la pellicola sbarcherà il 2 aprile del 2015.

Il film immagina che in universo parallelo abitato dai personaggi delle favole dei fratelli Grimm un panettiere e sua moglie intraprendano un viaggio nel bosco per trovare una cura alla maledizione loro inflitta da una strega, che non permette alla coppia di avere figli. Qui troveranno tutti i protagonisti delle favole, interpretati da un cast formato da Meryl Streep, Emily Blunt, Anna Kendrick, Chris Pine, Johnny Depp e James Corden.

Vediamo dunque cosa ne pensano i giornalisti statunitensi che hanno avuto la possibilità di vedere il film in anteprima. Edward Douglas di Comingsoon non ha particolarmente gradito la pellicola di Marshall, sopratutto per l’eccessivo debito nei confronti della fonte teatrale: “L’inabilità di ampliare il materiale di partenza (nel modo in cui detto materiale aveva già elaborato le proprie influenze) risulta in un film che non ha una grande identità, lasciandosi dietro un interessante ma diseguale esperimento.”

Catherine Shoard del Guardian è più propensa a soppesare pro e contro: “I primi 16 minuti sottolineano il meglio e il peggio di quanto il film ha da offrie. É una canzone sola – la canzone del titolo – nella quale tutti i protagonisti in coro insieme spiegano le loro motivazioni per un viaggio nel bosco. È un’impressionante mini produzione, ma un coup de theare del genere è meno affascinante al cinema, dove il montaggio dei personaggi non è così difficile da realizzare. Ci offre poi il primo assaggio di una colonna sonora che chiaramente ha i suoi momenti, ma utilizza climax di ottoni così forti da far sanguinare le orecchie. Il resto del film è così identico alla versione teatrale che si possono praticamente annusare le maschere.”

Alonso Duralde di The Wrap invece si complimenta con gli attori, in grado di sostenere una prova non facile: “Sono le canzoni di Stephen Sondheim, ovviamente, ad aver avuto un ruolo chiave nel successo del musical, e qui sono interpretate in modo egregio, per la maggior parte. Le composizioni di Sondheim chiedono molto ai performer, che devono avere la capacità di afferrare la musica intricata combinata alla ginnastica verbale dei testi. Marshall merita un encomio per sapere come girare e montare un numero musicale, e il suo lavoro si avvicina più al successo di Chicago che al pessimo Nine. Come entrambi i suoi musical precedenti, però, Marshall ha la tendenza a rendere il film eccessivamente claustrofobico, persino quando il set sarebbe prevalentemente in esterni.

Foto: Disney Pictures