Ci ha provato la 73° Mostra del cinema di Venezia, che ha appena chiuso i battenti, a scandalizzare il suo pubblico con l’audace, onirica e polipoide creatura dalle forme falliche creata da Amat Escalante in La Region Salvaje ( miglior regia) ma il premio per la trasgressione va di diritto alla 13° edizione delle Giornate degli Autori. La sezione indipendente della Mostra ha infatti presentato fuori concorso, come evento speciale, Rocco, il documentario sulla vita di Rocco Siffredi, che finalmente si mette a nudo per la prima volta. Sono stati due registi Thierry Demaizière e Alban Teurlai a riuscire nell’intento di raccontare il percorso artistico e di vita dell’attore porno più famoso al mondo. Il film arriverà nelle sale italiane con Bim Distribuzione come uscita evento dal 31 ottobre al 3 novembre.

Abbiamo incontrato un Rocco Siffredi commosso e disponibile. Ecco cosa ci ha svelato:

Hai visto il film? Possiamo dire che ti sei sentito a nudo per la prima volta?

L’ho visto a Parigi qualche mese fa, la Prima l’hanno fatta solamente per me e mia moglie e prima di arrivare al cinema ero molto agitato, sai dopo tre anni di lavoro, dopo tante riprese, avevo paura che non fosse un film sincero e che loro (Thierry Demaizière e Alban Teurlai) non avessero captato veramente la mia personalità e tutte le sfumature della pornografia. Anche se ho esperienze di montaggio e di produzione e conosco il lavoro che c’è dietro, questo film mi ha fatto capire che con tanto materiale si possono realizzare prodotti molto diversi, un film puoi farlo diventare quello che vuoi a seconda del taglio che gli dai. 

In Italia si è abituati a vedere solo un certo tipo di film sul porno, che lo rappresentano come qualcosa di totalmente negativo e c’è la volontà di non far vedere la pornografia come qualcosa di buono. La mia richiesta fin dall’inizio è stata quella di fare un film davvero sincero e proprio per questo ho voluto che andassero ad intervistare anche chi parlava male di me e che chiedessero loro il perché. Non volevo un film che mi rappresentasse come il più figo, il numero uno, quello che se le fa tutte e non sbaglia mai. Volevo un film che facesse uscire fuori la mia vera personalità con anche i miei lati negativi, le mie fragilità, oltre al mio lato umano. Già sette-otto anni fa una produzione italiana mi aveva chiesto di fare un documentario su di me e sul porno, ma sentivo che in quel momento non avevo nulla da dire e non ero pronto. La decisione definitiva è arrivata anche dopo l’Isola dei Famosi: è lì che ho iniziato a raccontarmi davvero. Ed è questo che Rocco è stato per me, la possibilità di mettermi a nudo. Ho scelto il progetto propostomi da questa produzione francese anche perché mi sento un po’ francese artisticamente. In fondo la mia carriera è iniziata in Francia, è lì che ho fatto il mio primo film. Si può dire che proprio in Francia ho scoperto la mia vera sessualità. In Italia era molto complicato. Devo dire che dopo aver visto il film ero estremamente emozionato e pienamente soddisfatto. L’ho guardato come se non fossi io il protagonista e l’ho trovato estremamente sincero.

Come hai cercato di raccontare anche il tuo aspetto privato, visto che nel documentario ci sono momenti anche con la tua famiglia? i tuoi figli vorrebbero fare il tuo stesso lavoro?

I miei figli hanno deciso di non intraprendere la mia stessa carriera. Loro per fortuna appartengono ad una generazione diversa, non che i ragazzi di oggi non abbiano voglia di fare le pornostar, ma visto che i miei figli hanno un papà come me, la pornografia sanno bene che cos’è e hanno vissuto sulla loro pelle i problemi di questo lavoro, li hanno vissuti in casa e soprattutto sanno che è un lavoro a tutti gli effetti.

Poi il nostro primo figlio, Lorenzo, è uguale alla madre caratterialmente, super romantico, non che io non lo sia, ma lo sono diversamente. Lui ha una fidanzata da cinque anni e non vede altro che lei. Lui  è la purezza in persona, come mia moglie. Dico sempre che è stata mia madre a mandarmela, perché quando lei è morta, è arrivata Rosa.

In un documentario sulla propria vita si affronta il passato, lo si rivive. Cosa ricorda con più nostalgia?

Il documentario racconta solo gli ultimi tre anni della mia vita e devo dire che mi sono commosso a ripercorrere un momento così particolare per me. Ma la cosa più importate che vorrei far capire è che questo mestiere lo faccio da trentadue anni e la pornografia non mi ha fatto solo soffrire, mi ha anche dato tantissimo. Mi ha dato la possibilità di realizzare un sogno che avevo già a undici anni, da quando ho avuto tra le mani per la prima volta la rivista “Super Sex” e sulla prima pagina ho visto una bionda, poi ho girato la pagina e c’era una una bruna e poi ancora una rossa e quando ho girato la quarta pagina c’erano tutte e quattro ed è stato lì che ho detto: “Io farò questo lavoro!” e ci sono riuscito.

Il punto è che non si parlava mai di sesso in famiglia, era visto come qualcosa di molto negativo, se ne parlava solamente tra amici. Sono nato in Abruzzo, ma se fossi nato a Milano o a Napoli sarebbe stata la stessa cosa. E per questa mia scelta di fare il pornostar ho avuto sempre la mia famiglia contro. Ho iniziato dicendolo a tredici anni a mio fratello, che in quel momento abitava a Parigi e mi diede dello scemo. E poi di nuovo a quindici anni ed ebbe la stessa reazione. Quando a vent’anni decisi di farlo sul serio la mia famiglia non mi permise nemmeno di toccare i miei nipoti. Avevo tutti contro, anche il medico di famiglia. Insomma, vorrei ricordare che ho fatto il chierichetto per quattro anni e con questo non voglio dire che la colpa sia della Chiesa, è proprio la mentalità attorno alla quale si cresce.

Io sapevo che era la mia vocazione ed è stata l’unica cosa che mi ha portato a continuare ed oggi, dopo trentadue anni, non mi pento della scelta. Ma è vero pure che ad un certo punto della vita le cose sono cambiate. Ho incontrato Rosa e ho messo su famiglia, cosa che credevo non sarebbe mai successa, dal momento che avevo scelto questa strada.

È da quel momento che il mio mestiere ho iniziato a viverlo con il senso di colpa. Sono ventiquattro anni che sono sposato e sono ventiquattro anni che torno a casa dopo un’intera giornata passata sul set e guardo negli occhi mia moglie per capire se va tutto bene. Sento che in lei c’è una sofferenza, perché, per come concepisco io la coppia è quasi impossibile che per lei non sia un problema il mio lavoro. Poi parlo con lei e mi rassicura, perché sa bene come funziona, è stata sul set. Ma portare avanti per così tanto tempo questa situazione non è facile. Anche per questo ho cercato di fermarmi a quarant’anni, per la mia famiglia e soprattutto per i miei figli, perché non volevo fare ancora la pornostar quando loro sarebbero stati adolescenti, nel momento in cui loro avrebbero incominciato a pensare al sesso. Anche io pensavo da italiano classico, tutti vogliamo la moglie santa e la zoccola da qualche altra parte. Siamo nati così ed andremo avanti così e anche io, pur avendo fatto per trent’anni questo lavoro, mi porto ancora dietro tutto questo ed è questo che mi logora un po’ dentro.

Pensi al futuro?

Dopo questo documentario e i due mesi di Isola dei Famosi posso dire di essermi finalmente e realmente messo a nudo, perciò nel mio futuro vedo innanzitutto l’Accademia del Porno che abbiamo fondato a Budapest e che insegna il porno come  un vero e proprio mestiere. In più, continuerò a proporre film e per quanto riguarda la mia vita, spero di essere un buon nonno con i miei nipotini. Ormai non dirò più ricomincio o smetto di girare film con me protagonista, farò solo quello che mi sento di fare. Dopo due mesi sull’Isola dei Famosi e questo documentario vivo meglio.