Dopo nove anni di assenza dalle scene musicali Amedeo Minghi è tornato con un progetto editoriale e discografico d’eccezione con cui il cantautore romano, con alle spalle una carriera che vanta la pubblicazione di 30 album, ha voluto fare un viaggio nella storia della musica italiana. Si intitola “Suoni tra ieri e domani”  ed è composto da un cd più un libretto di 64 pagine dove Minghi reinterpreta i suoi più grandi successi scritti per altri colleghi. Il progetto è stato ideato dallo stesso artista che rilegge pagine del suo passato di autore facendo affidamento sulla sua interpretazione e ricordando aneddoti e collaborazioni importanti come quelle con Mietta, Rita Pavone, Marcella Bella, Mia Martini, Katia Ricciarelli, Anna Oxa, Andrea Bocelli, Gianni Morandi e tanti altri.

In questi nove anni sono state proposte al pubblico raccolte celebrative di un percorso lungo oltre quarant’anni e dei singoli slegati da traiettorie discografiche predefinite. Con “Suoni tra ieri e domani”, invece, Minghi mette in luce radici più profonde e meno conosciute che il pubblico di sempre reclama a gran voce e che sono già oggetto di studio universitario per chi riconosce nel live pianoforte-voce, registrato in un piccolo teatro, la dimensione ideale per la cifra melodica del cantautore. Leonardo.it ha incontrato Amedeo Minghi per parlare con lui di questo suo ultimo lavoro e per ripercorrere insieme gli ultimi anni della musica italiana, dal suo debutto sulle scene artistiche fino alle nuove generazioni di cantanti arrivati alla notorietà grazie ai talent show.

Com’è nata l’idea del progetto editoriale e discografico di Suoni tra ieri e domani?

Il progetto nasce da una sorta di esigenza formatasi nel corso tempo su suggerimento del pubblico, mio grande e vero referente. I brani che ho scritto per altri colleghi sono tutti legati a un minimo comun denominatore e gli aneddoti del disco vogliono proprio raccontare il perché di queste canzoni. Dietro al progetto c’è la voglia di far conoscere com’era questo mondo, quello della musica, che purtroppo è andato via via disfacendosi. Il disco si pone come testimonianza di un certo modo di fare musica.

“Io non ti lascerò mai” è il singolo inedito contenuto nel disco. Parla d’amore, ma non è la classica dichiarazione…

Racconta una storia d’amore. Parla di come l’amore, quando è forte, vero e grande, va oltre la vita stessa. Ha un’esistenza e una forza che vanno oltre la nostra, che durano al di là delle nostre aspettative terrene. E’ molto di più. C’è una testimonianza di un amore che va oltre l’esistenza umana. Ne parlo chiaramente in chiave filosofica e credo che il video, realizzato dagli studenti dell’Università La Sapienza di Roma, racconti molto bene con le immagini quello che io ho voluto trasmettere con il testo del brano.

Il disco è accompagnato anche da un libro, una sorta di viaggio nella storia della musica italiana. Cos’ha voluto raccontare in queste pagine?

Racconto la collaborazione di questi 10 brani contenuti nel disco. Non è una biografia vera e propria ma uno uno spaccato della vita musicale di un tempo che fu. Credo che i giovani d’oggi stiano rifacendo un tuffo nel passato e stiano davvero scoprendo cosa fosse la musica di allora. 

Com’è cambiata la figura del cantautore dagli anni ’60 ad oggi?

Il cantautore, così come sono io, è tale dalla nascita. E’ qualcuno che scrive e canta canzoni, è il suo mestiere, non si diventa “anche” cantautori. Ci si deve nascere con certe prerogative. E’ un mestiere molto particolare svolto da una persona che guarda le cose della vita, le racconta e le interpreta con un suo modo, con lo scopo di far sognare la gente e farle capire come stanno le cose.

Parteciperebbe ancora a un’edizione del Festival di Sanremo?

Io e Sanremo abbiamo fatto tutto. Ci siamo amati e odiati. Io ho avuto molto dal Festival ma hoanche  dato molto. Al momento ci sono altre cose che mi interessano e che sto facendo, impegnando tutto me stesso. In questo preciso momento direi di “no”. Ma nella vita, come ho imparato, “mai dire mai”.

Cosa ne pensa della facilità con cui i ragazzi oggi, grazie ai talent, riescono a raggiungere il successo?

La carriera musicale non può nascere da una gara. I ragazzi fanno male a parteciparvi. Morandi cantava “Uno su mille ce la fa”, ma con questa formula è “Uno su 100 mila”. Sono tanti i talenti che vengono sprecati perché magari non hanno azzeccato la canzoncina giusta in diretta tv. Quel che manca, poi, è la costruzione. Non c’è lavoro dietro. Ai miei tempi prima di pubblicare un disco ci voleva un sacco di tempo e spesso, a me come a tanti colleghi con grandissime carriere, cestinavano dischi. Qualcuno di questi ragazzi ce la fa sicuramente, ma non deve essere il modello di riferimento per la musica. Ciò che conta è la gavetta.

Ha in programma un tour?

Sì. Partirà il 29 novembre a Bologna per passare poi il 21 dicembre a Torino e il 22 dicembre al Teatro Nuovo di Milano. Non si tratta di vere e proprie tappe promozionali specialmente perché l’album è stato accolto molto bene dalla critica. Basti pensare al video di “Io non ti lascerò mai” che in 20 giorni ha superato le 130mila visualizzazioni. Parlando onestamente il mio non è un pubblico di internauti, ma come dicevo prima i giovani tornano al passato, si appassionano anche alla musica di altri tempo e questa, con mia grande gioia, ne è la dimostrazione.

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