8 agosto 1991. Per sfuggire alla dittatura che sta distruggendo il loro Paese, migliaia di albanesi salpano da Durazzo sulla Nave Vlora, per approdare a Bari. Sono carichi di speranze, sogni di una nuova vita da trovare in Italia, Nazione che per molti di loro è come il “Paese dei Balocchi”. La Tv è complice di questa immagine gioiosa, ma la realtà è ben diversa.

Un frammento di memoria, una pagina di storia, che finisce dietro l’attento occhio della telecamera di Daniele Vicari, noto ai più per aver diretto il film-cult Diaz (altra ricostruzione di una pagina di storia cruenta, i fatti del G8 di Genova 2001).

Approdati Italia, per l’esattezza sulla costa pugliese, migliaia di albanesi hanno trovato davanti i propri occhi lo sguardo attonito e incredulo di una nazione che li osserva, li scruta, li biasima o li disprezza. La maggior parte degli immigrati, però, viene rimpatriata. Qualcuno riesce a cambiare vita, restando.

Tra costoro c’è anche il ballerino Kledi Kadiu, diventato successivamente famoso in virtù del talent di Maria De Filippi, Amici:

”Non è stato un viaggio premeditato modello crociera. Eravamo attratti dall’Italia che vedevamo in tv ed era venuto il momento di andare via e quello era l’unico mezzo. Dalla mia avevo anche l’incoscienza di quando si hanno 17 anni”.

La nave dolce è un film importante, ricco di emozioni e aneddoti, per Daniele Vicari:

“Mi ricordo l’emozione che ho provato quando, guardando i materiali di repertorio, ad un certo punto gli operatori televisivi cominciano a stringere il campo, da immagini totali si passano alle inquadrature strette su corpi e volti, restituendo umanità ad una massa indistinta”.