Nell’edizione 2013 era riuscita ad arrivare alla serata finale di X-Factor. Il suo mentore è stato Elio, mentre la categoria era quella degli Over 25. Oggi Aba, all’anagrafe Chiara Gallana, ha 29 anni e il suo vero disco d’esordio nei negozi e negli store elettronici da metà luglio. Si, vero esordio perché si tratta di pezzi originali, non più di cover imposte per seguire il filone dello show televisivo, come nei dischi precedenti. Questo s’intitolato Oxygen, e contiente 13 brani, molti dei quali è anche autrice. Ci aggiriamo dalle parti di un sound caldo bagnato di soul e blues quando siamo sulle ballade. Si mette da parte il velluto, invece, inoltrandosi tra le varie tracce, così ci s’imbatte nell’altra anima di questo lavoro: più avvolgente ed energica con venature di rock e soprattutto funk. In questi giorni è in giro per l’Italia con il suo tour che proseguirà il 10 agosto a Spinone sul Lago (BG), il 18 a Jesolo (VE) e il 19 a Camponogara (VE). Abbiamo intervistato Aba parlando del suo percorso artistico, di questo nuovo disco, alcune sue passioni musicali e di un piccolo sogno nel cassetto.

Da dove nasce la tua passione per la musica e il canto? Ricordi la prima canzone che hai cantato da piccola?

“La prima canzone che ho cantato da piccola temo sia La casetta in Canadà. Ovviamente una canzone da bambini, ma io ho iniziato a cantare da piccolissima e non ho un ricordo preciso di quando ho cominciato perché mi sembra di aver sempre cantato. Tanto che feci anche il provino per lo Zecchino d’Oro ma, non so perché, non cantai. Forse ero troppo timida al tempo. Cosa che adesso è totalmente invertita”.

E i tuoi dischi del cuore quali sono?

“Che bella domanda! Non me l’aveva ancora fatta nessuno. Ci devo pensare… Ecco, potrei dire di sicuro Novo Mesto di Niccolò Fabi, I Am Sasha Fierce di Beyoncé, e credo Songversation di India.Arie, quello con Soul Bird insomma. In realtà potrei elencarne anche cento se non mi fermi!”

Oxygen è il titolo del tuo album uscito a luglio. Per te la musica è ossigeno? E in quanto tale può far respirare il mondo?

“Certamente si. È il motivo per cui ho dato questo titolo all’album, perché finalmente potevo esprimermi e fare la mia musica. Quindi una boccata d’aria rispetto a quello che magari potevo rischiare di fare dopo X-Factor. Come talent mi ha dato tanto e sono molto felice di avervi partecipato, però quello che succede dopo è ovviamente tutto in mano tua. C’era il rischio di fare una cosa abbastanza mainstream, commerciale, un po’ uguale a tutto il resto. Fatta come allo stampino rispetto alle produzioni che senti adesso, insomma. Invece io ho preferito lasciar sedimentare, studiare quello che volevo fare, uscire con questa musica che per me è ossigeno perché mi fa respirare al 100%”.

La tua è una voce soul, nelle registrazioni per l’album hai preferito accompagnarla con strumenti dal vivo o sintetizzatori?

“Assolutamente dal vivo. In questo senso è un album quasi vintage. Ormai non si suonano quasi più gli strumenti veri. C’è pochissima elettronica solo in qualche brano in aggiunta agli strumenti, ma nessuna delle canzoni è stata registrata solo in synth”.

Quali sono i pezzi un po’ più “elettronici”?

“In realtà non sono elettronici ma c’è per esempio una canzone rock che si chiama Hear The Sound, con un po’ di programmazione elettronica e qualche pad un po’ sparso. Poi c’è Thinking Of You che è una ballade soul molto pianistica e ha un po’ di completezza di suono con delle aggiunte elettroniche. Di base è un disco molto suonato”.

Hai scritto anche molti testi. Perché ogni testo è una storia. Com’è stato il percorso che ti ha portata da ognuno di essi?

“Bene o male parto sempre da qualcosa di autobiografico, che sia un avvenimento, un pensiero, o una filosofia di vita che ho. Dopodiché cerco di scrivere in maniera che risulti apprezzabile e comprensibile ai più. Il fil rouge di questo album è la libertà. Libertà di amare, di essere sé stessi, libertà dalle sovrastrutture tipiche sociali che ci affibbiano, soprattutto a noi donne. Per esempio di avere qualche chilo in più, di essere diverse. Ma anche la libertà musicale, quindi nel mercato discografico. Questi credo siano gli argomenti dei quali scrivo di più”.

Sempre parlando di percorsi, il tuo è partito da X-Factor. Come pensi che siano cambiati la musica e l’industria discografica dopo rivoluzione quasi copernicana dei talent?

“Secondo me la rivoluzione è stata un’altra, e il talent una conseguenza. La rivoluzione è stata l’avvento di iTunes e poi di Spotify. Avendo una musica di rapido consumo, e quindi di massa, le case discografiche dovevano trovare qualcosa che fosse rapidamente fruibile dal pubblico. Quindi probabilmente lo scouting che prima si faceva nei locali, dai concorsi eccetera era un investimento troppo a lungo termine che non riusciva  più a portare nelle tasche delle discografiche qualcosa d’immediato. Per cui investire nei talent con un marketing già impostato dalle televisioni e i personaggi già pronti era la cosa più facile per superare l’impasse creata da queste nuove tecnologie. Il talent, secondo me, in sé funziona. Quello che funziona un po’ di meno è il come vengono trattati gli artisti una volta che escono dal talent. Credo che le case discografiche navighino in acque un po’ mosse a causa di tutte queste innovazioni tecnologiche e non, e quindi non hanno ancora capito cosa fare degli artisti di valore che hanno dentro. Perché ci sono tanti artisti validi che però non vengono considerati”.

Tra i partecipanti e i giudici X-Factor, con i quali sei rimasta in buoni rapporti?

“Più o meno con tutti. È stato un bellissimo anno. Soprattutto durante le registrazioni eravamo tutti molto uniti. Ce lo diceva sempre anche la redazione: vedendo in diversi anni le gelosie e piccole invidie che c’erano, noi eravamo invece un gruppo molto unito. E ce la siamo ben goduta. I buoni rapporti sono rimasti con tutti e alcuni li sento anche molto spesso”.

Hai già avuto molte collaborazioni importanti. C’è un artista con cui vorresti duettare un giorno?

“Per questa domanda avrei due nomi: Justin Timberlake e Bruno Mars”.