Un film che custodisce i ricordi più segreti della sua regista che lo racconta proprio come “Una raccolta di fotografie vecchie di vent’anni che si sfogliano ad una ad una per guardare quella luce morbida e soffusa che sanno avere le giornate di maggi in cui il sole sembra non dovere tramontare mai”.

Asia Argento in Incompresa, la sua ultima “fatica” recentemente presentata al Festival di Cannes, pesca dalla sua infanzia quegli eventi che hanno ricoperto un ruolo fondamentale della sua esistenza, che l’hanno fatta divenire la donna che è, raccontando di Aria, una bambina di 9 anni che si ritrova suo malgrado a vivere una violenta separazione dei suoi genitori, lo strappo dalle sue “sorellastre” in una famiglia allargata. I suoi genitori non la amano quanto le vorrebbe. Aria, strattonata nel conflitto tra suo padre e sua madre, respinta e allontanata, attraversa la città con una sacca a strisce e un gatto nero, sfiorando l’abisso e la tragedia e cercando solo di salvaguardare la sua innocenza.

Un romanzo di formazione che la stessa Asia definisce essere “al contrario”, dedicato a tutti quegli adulti che “necessitano di essere formati o forse deformati, destrutturati, per liberarsi della loro corazza e tornare ad essere bambini, perlomeno qualche volta”.