In The flesh è una nuova serie tv inglese della BBC in onda dallo scorso 17 Marzo: racconta di morti viventi, ma non dalla prospettiva che immaginate…


Se credete di sapere tutto sugli zombies grazie a The Walking dead terza stagione e ai film horror della vostra infanzia, vi sbagliavate: di certo una serie tv raccontata dal punto di vista dei non-morti non l’avevate ancora vista.

Proprio nei giorni scorsi ho scovato In The Flesh, una miniserie in tre puntate (l’ultima è andato in onda sulla BBC il giorno di Pasqua) che racconta in modo molto efficace il punto di vista di questi morti viventi quando si ritrovano a dover essere reintegrati nella società dopo il loro ritorno con conseguente devastazione di interi villaggi inglesi.

La storia prende piede a cose fatte: l’epidemia che ha risvegliato i morti è già un fatto del passato così come la scoperta dell’antidoto per riportare in vita le loro funzioni cerebrali. Più di 150 mila defunti si sono risvegliati per non si sa bene quale virus, azzannando umani e distruggendo la società. Anziché ammazzarli tutti, il Governo decide di riabilitarli con delle vere e proprie sedute psicologiche, oltre che farmacologiche: così vediamo questi zombie, ormai ridotti all’inattività, farsi iniettare delle potenti medicine per impedire la putrefazione, oltre che il collasso del cervello, che li porterebbe nuovamente ad attaccare e mangiare gli esseri umani.

Così come per gli zombies di The Walking dead, anche in questo caso siamo davanti potenzialmente a morti senza anima, completamente assuefatti dal bisogno di cibarsi di carne umana. La differenza è che qui i morti viventi, affetti da quella che viene chiamata “Sindrome del Parzialmente deceduto“,  riportati in vita dal progetto  di riabilitazione, ricordano ciò che sono stati non solo nella loro prima vita ma anche in quella totalmente animalesca dopo il risveglio.

Kieran, il protagonista, torna in vita dopo un tentativo di suicidio riuscito e viene riammesso a casa con i suoi genitori e una sorella che lo rivuole talmente poco da essere un fervente membro dei gruppi di militari volontari che, ben lungi da voler riaccogliere i mostri in società, li scovano per poi ucciderli.

In the flesh è molto bello e molto intenso: il fatto che siano solo tre episodi ci spinge a volerne sapere sempre di più non solo sulla vita di questi zombie tornati alla vita (due volte), ma anche sui trucchi che questi utilizzano per mimetizzarsi tra gli umani (delle speciali lenti a contatto, il cerone per le ferite e le inoculazioni di antidoto, gli psicofarmaci che gli permettono di non ricadere nella bestialità). Kieran torna suo malgrado in famiglia dopo che, volontariamente, aveva scelto di sfuggirne e deve fare i conti con la sensibilità riaffiorata che gli ricorda, nel sonno, i crimini terribili che ha commesso quando era una zombie.

Il clima è cupo, post-apocalittico, paranoico. Vi consiglio di guardarlo se vi piace il genere horror e se volte ascoltare una storia che sembrava già raccontata, ma da un altro punto di vista.