Il 2015 si sta rivelando un anno particolarmente soddisfacente per tutti i fan del cinema d’animazione e nello specifico per i sostenitori delle qualità del connubio Disney – Pixar: dopo il capolavoro Inside Out il 25 novembre, in contemporanea con gli Stati Uniti, le sale italiane vedranno infatti il debutto dell’atteso Il viaggio di Arlo.

Il film diretto da Peter Sohn – al suo attivo il cortometraggio del 2009 Parzialmente nuvoloso – ci porta in un tempo remoto in cui i dinosauri camminavano sulla Terra: non si tratta però del nostro mondo, dato che in questo universo narrativo i colossi sono stati risparmiati dal cataclisma che li ha annientati nella nostra realtà.

I dinosauri, opportunamente evolutisi e in grado di comunicare tra di loro, hanno quindi realizzato una comunità agricola e vivono tranquillamente. Il protagonista Arlo è un Apatosaurus adolescente con qualche problema di autostima e un po’ timoroso di ciò che lo circonda, che un giorno a causa di una tempesta si risveglio in un luogo ignoto molto lontano dai suoi cari.

A fargli compagnia il piccolo Spot, un cucciolo di uomo selvatico, imprevedibile, coraggioso e tenace con il quale stringe amicizia dopo un’iniziale diffidenza. I due si metteranno in viaggio per ritrovare la famiglia di Arlo, mentre questi imparerà a vincere le proprie paure.

Sulla loro strada faranno molti incontri, alcuni positivi come quello con una famiglia di T-Rex allevatori di bufali, che vediamo protagonisti della clip in esclusiva per Leonardo.it che trovate qui sotto: attaccati da alcuni raptor feroci, i T-Rex trovano in Arlo e Spot dei validi alleati e nel frattempo insegnano al dinosauro come scatenare tutta la propria forza.

Tra i punti di forza del film, che narrativamente ritorna a uno stile più classico memore dei successi della Disney, c’è senz’altro il livello di dettaglio quasi foto-realistico raggiunto nella creazione dei meravigliosi fondali, cui si contrappongono le figure stilizzate dei personaggi, che incarnano la natura ambigua della natura del mondo de Il viaggio di Arlo.

Su questo elemento si è dilungato il regista, che ha voluto esprimere questa sensazione di minaccia potenziale: “In tutti i luoghi che abbiamo visitato, abbiamo riscontrato un dualismo: il bello era sempre accompagnato da un senso di pericolo, come per esempio una frana che ha luogo durante uno splendido tramonto. L’ambiente del film non doveva trasmettere la sensazione di una passeggiata in un parco: doveva essere grande e minaccioso, anche per un dinosauro”.