Andò sul posto a capire come intervenire e dare un aiuto firmando assegni, sia dopo il terremoto di Haiti che dopo l’uragano Katrina. La sfida di Sean Penn, uno che da sempre sostiene cause sociali e politiche in giro per il mondo era quella di girare un film per portare il pubblico dentro una di quelle realtà che l’Occidente tende a dimenticare. Nasce così The Last Face, titolo originale del più italico Il tuo ultimo sguardo, appena uscito al cinema. Miguel è un medico appassionato che lavora con organizzazioni umanitarie in una Liberia devastata dalla guerra. Wren lo affianca, ma lei è anche figlia di un pezzo grosso della fondazione finanziatrice, perciò dovrà fare una speciale gavetta per scrollarsi il peso del suo nome. Si troveranno, si ameranno, si respingeranno, si ritroveranno dopo anni. Molte cose cambieranno, come le loro opinioni opposte su quelle terre, altre no.

Una lunga amicizia lega l’autrice della storia Erin Dignam al produttore Matt Palmieri. “Erin ha vissuto a lungo in Africa Centrale per fare ricerche sulla storia e ha anche adottato due bambini della Sierra Leone, quindi per lei è qualcosa di molto personale e per parecchio tempo ha pensato di dirigere lei stessa il film”. Ha spiegato Palmieri alla stampa americana. Poi è subentrato Penn, portando con sé due premi Oscar come protagonisti: Charlize Theron e Javier Bardem. Nella prima parte del film la macchina da presa vagheggia in cerca di una forma cinematografica che si avvicini al mondo di Terrence Malick. Per fortuna è un momento che dura poco, e si potrebbe interpretare anche come un caloroso omaggio. Poi tutto diventa iperrealistico. Dalle migliaia di comparse africane alla ricerca dei dialetti delle zone raccontate, fino alle scene più sanguinose sugli scontri, feriti in barella, partorienti sui cigli della strada, bambini soldato e cumuli di giovani cadaveri.

Nonostante la presenza di tre star non siamo di fronte a un film glamour. Ci si sporca eccome. “Sean tiene molto all’autenticità e al realismo e in pre-produzione, quando tutti noi stavamo cercando di immaginare come realizzare questo film, lui ha fatto proiettare notiziari, immagini dei telegiornali e documentari. È stato duro guardarli, ma era quello il mondo di cui stavamo parlando”. Ha spiegato il produttore esecutivo Jon Kuyper. “Sean voleva riflettere qualcosa di molto attuale, qualcosa che sta succedendo proprio adesso, tanto che mentre facevamo i sopralluoghi abbiamo esaminato la situazione a Malakal e nel resto del Sud Sudan”. Ha raccontato invece lo scenografo Andrew Laws. “Infatti Sean e il direttore della fotografia, Barry Ackroyd, hanno visitato il Sud Sudan per assorbire gli elementi di quell’ambiente e parlare con la gente di quello che stava accadendo”. Cibo, casa e sicurezza sono i tre capisaldi per sopravvivere, poi si pensa alla vita. Insegna Wren ai ragazzi in una sequenza.

Se il primo bacio tra lei e Miguel viene accorpato alla lavata di denti probabilmente più erotica di sempre, la vaga sensualità della caviglia candida della Theron in un giochino intimo con Bardem schiaffeggia lo spettatore rispetto a una scena precedente dove una donna ferita in barella mostrava una grave ferita nello stesso punto. Ci sono molti elementi che Penn capovolge per sensibilizzare il suo pubblico cercando di destabilizzarlo. A volte riesce meglio di altre. E più sostanzialmente che formalmente. Il film supera le due ore instancabilmente e lo schermo è sempre pieno di input, con una visione quasi pseudo-documentaristica spesso disordinata. Ci sono viaggi, flashback e salti di anni che non sono mai chiarissimi e il risultato formale è quello di un polpettone, di qualità e ottimi propositi, magari ben girato, ma non montato con la stessa attenzione.

Sono state coinvolte nell’operazione diverse ONG e agenzie come le Nazioni Unite, il World Food Program, Medicins sans Frontiers e Medicins du Monde. Invece in Italia ci si lamenta quando altre organizzazioni come queste cercano di fare del bene con il proprio lavoro. Chissà se un giorno mister Penn deciderà di girare anche un film sugli sbarchi di Lampedusa.