Il traditore tipo, il film con Ewan McGregor, Naomie Harris, Damian Lewis e Stellan Skarsgard in uscita il 5 maggio nelle sale italiane, non è altro che l’ennesimo capitolo della storia d’amore tra il cinema e i romanzi di John Le Carrè, ottuagenario maestro della spy story.

Il romanziere ha infatti fornito tantissimo materiale agli sceneggiatori: solo negli ultimi anni si possono citare La spia – A Most Wanted Man, La talpa e Il sarto di Panama, tutti romanzi che raccontano intrighi internazionali seconda una prospettiva molto originale che vuole le spie (quelle britanniche sopratutto) quali burocratici come tanti altri.

E anche Il traditore tipo non sfugge a questa interpretazione. I due protagonisti della pellicola non sono che una hitchcockiana coppia di comuni cittadini con un matrimonio in crisi, e anche gli agenti dell’MI6 che li coinvolgono in una delicata operazione vengono descritti come sbiaditi impiegati che quasi per caso hanno accesso a fondi ed equipaggiamenti esclusivi.

Perry e Gail si trovano in vacanza in Marocco per un ultimo tentativo romantico di infondere vita in un rapporto che sembra al capolinea: lui professore di letteratura inglese, lei avvocatessa penalista, i due sembrano del tutti estranei al rischio e all’avventura. Tutto cambia però quando una sera Perry conosce Dima, uomo d’affari russo con una nutrita scorta al seguito, una famiglia numerosa, tanti soldi a disposizione e un segreto scottante: si tratta infatti del “riciclatore numero uno al mondo”, o almeno così si definisce, e per salvarsi ha bisogno dell’aiuto di Perry, che ha preso in simpatia.

Al suo ritorno in Inghilterra l’uomo dovrà infatti consegnare ai servizi segreti britannici una pennetta Usb contenente i dati segreti sull’attività criminale che coinvolge politici inglesi e criminalità russa: Perry accetta, ma non sa che lui e la moglie resteranno invischiati in un gioco mortale molto più grande di loro che li porterà in giro per il mondo.

Riassunta in poche frasi, la trama de Il traditore tipo lascia intendere di trovarsi di fronte a una pellicola di genere con pochi fronzoli e che va diritto al sodo. E invece la regista Susanna White (di estrazione prettamente televisiva) mette in scena il tutto come se si trattasse di un film d’essai. Una sensazione che accompagna lo spettatore sin dalle prime immagini, un suggestivo rallenti di un ballerino e che viene acuita dal notevole lavoro effettuato dal direttore della fotografia Anthony Dod Mantle, collaboratore abituale di Lars von Trier e Danny Boyle.

Tra fuori fuoco antinaturalistici, riflessi in camera, leggere sovrimpressioni, e giochi cromatici, con un digitale trattato per dare l’impressione della pellicola, il film è davvero impressionante dal punto di vista tecnico. Una cura che però sembra andare a discapito della narrazione, frettolosa e poco avvincente anche per un montaggio interlocutorio, anche perché ci si sofferma maggiormente su dettagli superficiali d’atmosfera invece di andare a fondo sulle motivazioni dei personaggi (che al contrario si intuiscono – con un certo sforzo – essere serie e interessanti).

Quella tra l’anziano Dima e l’onesto uomo coscienzioso Perry è una di quelle amicizia d’altri tempi, nate da un mutuo (e muto) rispetto che avrebbe meritato di essere resa parte della narrazione, invece che data per scontata; lo stesso si può dire per il rapporto tra i due coniugi, più descritto a parole che visto messo in atto.

Stupisce infatti che da una regista che padroneggia le dinamiche della narrazione seriale non abbia prestato particolare attenzione alle sfumature dei suoi protagonisti – la prova sta anche nella recitazione degli attori, piuttosto incolore; è come se la White, posta di fronte alla possibilità di fare finalmente del cinema, si fosse dimenticata della concretezza privilegiando un’atmosfera tanto elegante quanto poco incisiva. D’altro canto il tono che si vorrebbe intimista poco si presta a una storia che da un certo punto in poi richiederebbe muscoli e decisione: le scene d’azione convincono poco e anche dal punto di vista tecnico paiono girate con il pilota automatico e scarsa convinzione.

Quella de Il traditore tipo rimane una storia interessante, incentrata su un tema molto sentito (quello dei poteri forti della politica che ostentano indifferenza di fronte alla corruzione di cui si nutrono e su quanto può fare a riguardo un uomo qualunque di buona volontà) e che si preoccupa di rappresentare dei personaggi che rimangono fedeli a se stessi senza chiedere scusa per le proprie colpe o difetti, consapevoli delle regole del gioco al quale devono prestarsi per sopravvivere.