Con Il sale della terra Wim Wenders ritorna al documentario dopo l’ottimo exploit di Pina, il documentario dedicato alla grande ballerina Pina Bausch, uno dei migliori utilizzi del 3D che siano stati compiuti sin dalla reintroduzione della tecnica nelle pratiche cinematografiche contemporanee.

Da tempo il regista tedesco ha diviso la propria carriera cinematografica in modo piuttosto equo: da una parte i lungometraggi di finzione (capolavori come Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino, Nel corso del tempo, Fino alla fine del mondo) e dall’altra i documentari artistici ed etnografici (I fratelli Skladanowsky, Tokyo-Ga, lo stesso Pina, Buena Vista Social Club, L’anima di un uomo).

In Il sale della terra, insieme al figlio Juliano Ribeiro Salgado, Wenders compie un’esplorazione nell’universo creato dalle immagini del portoghese Sebastiao Salgado, uno dei maggiori fotografi e artisti del Novecento.

Il documentario si occupa di entrambi gli interessi principali della famiglia Salgado, che si riflettono nell’opera fotografica di Sebastiao: da una parte l’investigazione dell’anima dell’uomo, con i reportage sui cercatori d’oro brasiliani, i pozzi petroliferi del Medio Oriente e il genocidio in Rwanda; dall’altra il recente impegno ecologico, a supporto del rimboschimento della foresta amazzonica e in generale all’esplorazione della bellezza della natura.

Il film, che esce nelle sale italiane il 23 ottobre grazie alla distribuzione di Officine Ubu, dopo il debutto al Festival di Cannes è stato presentato al Festival del Cinema di Roma 2014 attualmente in corso, durante il quale Wenders ha tenuto una masterclass molto apprezzata.

Foto: ufficio stampa