Gli incassi sono più che soddisfacenti, la presentazione all’esigente critica del Festival di Cannes anche, per quanto paia difficile portare a casa un premio: Matteo Garrone sta vivendo un ottimo momento grazie alla sua ultima fatica cinematografica, Il racconto dei racconti.

Il nostro parere sul film fantastico, o forse sarebbe meglio dire (cupamente) fiabesco del cineasta di Gomorra lo abbiamo già espresso nella recensione in anteprima: oggi vogliamo fornirvi alcune curiosità sulla lavorazione del film e dettagli che potrebbero sfuggire a una prima occhiata.

1 – Un grande film fantasy (è davvero difficile fornire un termine esatto) non può fare a meno di location suggestive: Garrone però per la sua pellicola non ha voluto rivolgersi al computer come tanti altri, e invece ha girato in lungo e in largo per trovare paesaggi mozzafiato e scenari meravigliosi, del tutto incontaminati. Tra Firenze, Chieti, Ragusa, Grosseto, Taranto e altri luoghi il regista ha portato il suo cast nel castello di Sammezzano, castel de Monte, nel castello di Donnafugata con il suo labirinto, castello di Roccascalegna presso gli insediamenti di Gravina di Petruscio, nelle vie Cave di Sovana e fin dentro le Gole dell’Alcantara.

2 – Stesso discorso anche per gli effetti speciali, che quando possibile sono stati realizzati in modo analogico. In particolar modo ci preme sottolineare il ruolo svolto da Makinarium, factory tutta italiana specializzata nella creazione di effetti speciali che integrano gli animatronics e il digitale, rendendo possibile per gli attori recitare con qualcosa di tangibile (e per lo spettatore di credere a ciò che vede su schermo): l’incredibile scena del drago marino è quindi anche merito loro.

3 – Il film è tratto da Lo Cunto de li Cunti, raccolta in lingua napoletana di 50 fiabe scritte da Giambattista Basile, pubblicata postuma nel 1635. Sorta di contraltare barocco al Decamerone di Boccaccio, il libro raccoglie anche fiabe divenute molto famose in altre versioni più edulcorate, come Cenerentola, Il gatto con gli stivali o La bella addormentata. Il gusto per l’orrido, il mostruoso e persino l’horror sono infatti notevoli, e Il racconto dei racconti riflette perfettamente questa predilezione.

4 – In una coproduzione internazionale come quella de Il racconto dei racconti (presenti attori come Vincent Cassel, Salma Hayek, Stacy Martin e Toby Jones) è singolare che a fare da collante tra le varie storie sia proprio una compagnia di circensi, che tra l’altro restano molto defilati. Solo nell’ultima storia si riconoscono finalmente i volti di Alba Rohrwacher, vera e propria prezzemolina del cinema d’autore nostrano, e del comico Massimo Ceccherini, con un effetto invero straniante, almeno per noi italiani.

5 – Nonostante ciò il film è stato girato in lingua inglese: una concessione a esigenze commerciali di sicuro, ma anche una scelta deliberata quella di far parlare i propri personaggi in quella che è la koinè contemporanea, per evitare dialetti troppo caratterizzanti e dare un’uniformità al tutto (in ogni caso, se ci si fa caso, nella versione originale ogni fiaba ha un proprio accento prevalente).