Uscirà il 14 gennaio Il labirinto del silenzio, al momento l’unica speranza italiana per la categoria dei migliori film stranieri dell’edizione 2016 degli Oscar (insieme alle musiche di Ennio Morricone, ovviamente).

Il regista dell’opera Giulio Ricciarelli è infatti di origini italiane, come si intuisce facilmente dal suo nome: milanese di nascita di padre perugino, ma tedesco d’adozione a partire dall’età di quattro anni – e teutonica è anche la produzione del film – il cineasta dopo una carriera di attore ha scelto di debuttare dietro la macchina da presa con una storia decisamente forte.

Come capita spesso in questi casi la pellicola candidata agli Oscar riflette un forte impegno civile e racconta una pagina buia della Storia, quella dell’Olocausto ma sopratutto le successive reticenze dei tedeschi nell’affrontare le inevitabili responsabilità giuridiche.

Il labirinto del silenzio parla infatti della testardaggine del pubblico ministro Johann Radmann, che nel 1958, venuto a conoscenza di alcuni documenti relativi ad Auschwitz, ha portato avanti il processo contro le SS che operavano nell’orribile campo di concentramento. Come ha affermato il produttore del film, quello di Auschwitz è un procedimento relativamente ignoto rispetto al grande clamore provocato dai più celebri dibattimenti di Norimberga.

Un’ignoranza che negli anni ’50 aleggiava come una sorta di meccanismo di difesa su molti tedeschi appena usciti dalla disfatta bellica. In pieno boom economico la popolazione cerca di concentrarsi sul futuro, ma non si possono ignorare le ombra di un passato recente, così come il protagonista del film non può ignorare le dichiarazioni di un giornalista che afferma di aver riconosciuto uno degli ufficiali di stanza ad Auschwitz.

Tra mille difficoltà e l’ostruzionismo di coloro che vorrebbero dimenticati gli orrori e le atrocità commesse, il processo sarà poi allestito a Francoforte nel 1963 (alla presenza di 211 sopravvissuti e 19 SS), dando il via a una serie di iniziative legate al ripristino della memoria storica di un intero popolo. Con conseguenze inquietanti, come ci ricorda il trailer in cui a un certo punto un personaggio afferma che “ogni tedesco dovrà chiedersi se suo padre fosse un assassino oppure no”.