Quando negli anni Novanta la TV inserì il bollino verde, i film così etichettati, i film per bambini, erano pellicole che i più piccoli potevano anche guardare da soli. Per la prima TV del Grande Gigante Gentile di Spielberg, però, questo bollino non basterebbe: la versione in performance capture dei personaggi del libro di Roald Dahl non è anche per bambini è, smaccatamente e perfettamente, solo per loro.

Con le avventure della piccola Sofia e del suo GGG, interpretato da un ottimo Mark Rylance, Steven Spielberg va oltre a quanto sperimentato in E.T. quando decise di mettere la macchina da presa ad altezza di bambino restituendo allo spettatore una prospettiva parziale in molte scene, e sceglie di abbassare l’intera narrazione all’altezza della bambina amica di un gigante troppo buono e troppo basso per poter essere accettato dalla sua tribù.

I tempi e i modi della sua regia non sono destinati ad un pubblico adulto: potere agli orfani di Hook, alle bimbe con i cappottini rossi in un mondo in bianco e nero, alle bande di nerd ante litteram dei Goonies, ai piccoli che hanno il coraggio di scegliere amicizie impossibili seguendo affinità affettive umane in un mondo artificiale.

La CGI non è più al servizio dell’avventura spericolata come in TinTin, ma serve a giocare con i colori e le paure, liberando la fantasia e alleggerendo quello che la sceneggiatura di Melissa Mathison a volte rende un po’ troppo farraginoso. Per questo la scena della caccia ai sogni è uno dei momenti più alti della pellicola che, invece, scorre più lenta quando ad entrare in gioco è il mondo reale, o presunto tale, fatto di Regine d’Inghilterra che imbandiscono tavole per giganti.

L’unicità dell’operazione che Spielberg tenta con il suo Grande Gigante Gentile, allora, è al contempo la sua marcia in più e il suo vizio peggiore. Questa volta l’Isola che non c’è non viene semplicemente rappresentata, ma diventa parte della messa in scena richiedendo uno sforzo in più che spesso dovrebbe essere supportato dalla penna di chi ha tradotto le parole di Dahl in battute.

Si tratta di un’impresa per eroi gentili: non serve il coraggio di Indy, si tratta di andare oltre ad un racconto come E.T., si tratta di essere E.T.,  di essere la piccola Gertie che urla, gioca, piange e traveste.

“Non insegnate ai bambini” cantava Gaber e aveva ragione. Ai bambini la favola del GGG sarebbe bastato raccontarla, ogni volta che si tenta di spiegarla loro gli si sottrae qualcosa. Fortunatamente, però, le immagini di Spielberg arrivano dove la parola fallisce.
Per il bollino di cui sopra, il Grande Gigante Gentile, in uscita in Italia il 30 dicembre, consigliamo il blu di certo semaforo magico descritto da Gianni Rodari.