È nelle sale da qualche giorno l’attesissimo film di Sacha Baron Cohen “Il Dittatore”.

Un grande successo per Cohen che con questo personaggio ha fatto un passo avanti nel suo modo di raccontare il mondo.

Diversamente dalle altre sue pellicole, “Il Dittatore” è un film diverso in cui il personaggio principale non è solo autore di scenette più o meno collegate fra loro, ma si sviluppa insieme alla sua storia, in una sceneggiatura che esplora il personaggio e lo mette più che mai in relazione con il mondo.

Si può dire, quindi, che Sacha Baron Cohen abbia fatto più che tesoro dalle esperienze pregresse e porta sugli schermi un personaggio che, ai più, farà tornare in mente, senza volontà di paragone, il più grande esempio di dittatore che sia mai stato portato sugli schermi. Non è difficile, infatti, rintracciare nel personaggio dell’ammiraglio Aladeen i tratti più comici e sarcastici de “Il Grande Dittatore” di Chaplin.

Non per questo Cohen ha abbandonato il suo stile, anzi, il suo è un film politicamente molto scorretto che non si tira indietro e colpisce senza disparità l’una e l’altra parte.

Il suo è un personaggio fin troppo realistico che ha causato qualche disturbo in paesi come Tagikistan e Kazakistan, dove il film è stato bandito, e in Uzbekistan dove il film è stato largamente censurato.